Desensibilizzazione e rielaborazione

Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari
A cura della Dott.ssa Ilaria Faraone

L’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) è una tecnica terapeutica creata da Francine Shapiro nel 1987.

Un giorno, passeggiando in un parco, notai che alcuni pensieri inquietanti che avevo erano improvvisamente spariti; notai inoltre che quando ritornavo alla mente a quei pensieri essi non erano più disturbanti e presenti come prima….Ciò che mi colpì quel giorno fu che i miei pensieri disturbanti stavano sparendo e modificandosi senza alcuno sforzo cosciente…Notai che quando i momenti disturbanti mi tornavano alla mente, i miei occhi cominciavano spontaneamente a muoversi avanti e indietro in una linea diagonale… A quel punto cominciai a eseguire i movimenti oculari deliberatamente mentre mi concentravo su vari pensieri e ricordi disturbanti e mi accorsi che questi pensieri sparivano e perdevano la loro carica emotiva.” (F. Shapiro, 2000)

Questa metodologia, ideata per la cura del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), viene prevalentemente utilizzata con pazienti che mostrano sintomi riconducibili ad un trauma o situazioni di forte stress.

L’autrice, a tal proposito, ha elaborato, nel corso degli anni, protocolli e procedure specifiche per l’applicazione del metodo a pazienti con patologie differenti, tra cui:  fobie, dolore eccessivo legato al lutto, disturbi somatici.

Ciò che caratterizza maggiormente tale metodo è la “stimolazione bilaterale alternata”, realizzata originariamente con i movimenti oculari (che, infatti, danno il nome alla metodologia) ma spesso sostituiti da tamburellamenti sulle mani, sulle gambe o da stimoli uditivi.

Nel protocollo originario dell’autrice il terapeuta chiede al paziente di seguire con lo sguardo il movimento delle sue dita (indice e medio) da destra a sinistra, tale movimento viene ripetuto un certo numero di volte contemporaneamente al richiamo del ricordo dell’evento traumatico.

Si realizza, pertanto, un “duplice focus attenzionale” in cui, da un lato, la persona si concentra sul proprio stato interno (il ricordo dell’evento e le sensazioni emotive e corporee ad esso correlato) e, dall’altro, sullo stimolo esterno (la stimolazione alternata).

Il modello di riferimento della metodologia è la Teoria dell’Elaborazione Accellerata dell’Informazione che presuppone l’esistenza di un sistema di autoguarigione interno alla persona, capace di elaborare le informazioni fino a portare all’equilibrio del sistema che si trova in uno stato di sbilanciamento, a seguito di un evento traumatico o di un forte stress.

La patologia viene considerata come la conservazione di un ricordo disturbante nella sua forma originaria, comprendente, cioè, tutto il carico emozionale di quel dato momento.

La metodologia EMDR, che si articola in 8 fasi e comprende fasi di desensibilizzazione, di rielaborazione e scansione corporea, avrebbe la capacità di stimolare il processo rielaborativo in senso adattivo che avviene naturalmente a livello neuro-fisiologico di ognuno di noi. Si evince facilmente che ciò richiama al concetto di autoguarigione della persona.

Numerosi sono gli studi che hanno cercato di dare una spiegazione alla capacità  degli stimoli alternati di attivare un processo rielaborativo delle esperienze traumatiche. Una delle ipotesi è quella del “coinvolgimento biemisferico”: gli eventi traumatici porterebbero all’immagazzinamento del ricordo tramite un’attivazione asimmetrica dei due emisferi, con una predominanza dell’attività dell’emisfero destro, mentre per il consolidamento dei ricordi, in generale, è necessaria la cooperazione di entrambi gli emisferi. I movimenti oculari (e tutte le altre forme di stimolazione) favorirebbero quindi l’interazione tra gli emisferi cerebrali e, pertanto, porterebbero alla rielaborazione del ricordo, in modo corretto e meno disfunzionale.

Il protocollo classico EMDR è stato costruito come approccio terapeutico completo ma  presuppone un’ampia formazione del terapeuta; non a caso “in Italia l’applicazione dell’EMDR è esclusivo appannaggio dei professionisti abilitati all’esercizio dell’attività psicoterapeutica” (I. Fernandez, 2006).

La metodologia contiene molti punti di contatto con modalità terapeutiche classiche: ad esempio il focus sui ricordi, soprattutto quelli della prima infanzia, rimanda al modello psicodinamico classico; la struttura stessa della metodologia e l’attenzione ai comportamenti e alle cognizioni disfunzionali è compatibile con l’approccio cognitivo-comportamentale; inoltre, l’autrice stessa, definisce l’EMDR un approccio centrato sul paziente (Rogers, 1951); infine, la rilevanza data alle sensazioni corporee avvicina tale metodologia a quella della Gestalt.

Tali convergenze teoriche ma, soprattutto pratiche, hanno portato all’utilizzo dell’EMDR all’interno degli approcci classici, come tecnica facilmente integrabile in un progetto terapeutico più ampio in linea con l’attuale tendenza all’apertura verso differenti metodologie con maggiore attenzione anche alle caratteristiche del paziente e del terapeuta stesso.

Questa metodologia è ancora molto discussa sia sul piano metodologico che su quello teorico: numerosi sono gli studi che hanno cercato di dare una spiegazione del meccanismo che sta alla base del processo rielaborativo ma, ad oggi, mancano basi teoriche definitive capaci di spiegare quali siano i meccanismi biologici che si attivano durante la stimolazione bilaterale.

Inoltre, tra gli argomenti maggiormente dibattuti, vi è la reale utilità  dei movimenti oculari, e degli stimoli bilaterali alternati in genere, nel rendere efficace l’EMDR: alcuni studi (tra cui Cahill et al., 1999) hanno concluso che essi non aggiungano, in realtà, nulla al metodo.

Bibliografia:

Shapiro F. –  “EMDR. Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso movimenti oculari” – McGraw-Hill, Milano, 1995.

Cahill S.P., Carrigan M.H., Freuh B.C. – “Does EMDR work? And if so, Why?: A Critical Review of Controlled Outcome and Dismantling Research.” –  Journal of Anxiety Disorders. Vol.13, No. 1-2, pp. 5-33, 1999.

Balbo M., a cura di, – EMDR: uno strumento di dialogo fra le psicoterapie. – McGraw-Hill, Milano, 2006.


Altri articoli che potrebbero piacerti...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per saperne di più Leggi informativa.

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi