Ripensare a un fallimento è sempre negativo?

Dott. Roberta Trincas Ripensare a un fallimento è sempre negativo?
A cura della Dott.ssa Roberta Trincas

Riflettere sui propri problemi, sul proprio stato emotivo o sulla propria vita è generalmente considerata un’attività di pensiero utile comune a tutti. Ognuno di noi sperimenta di continuo momenti di riflessione necessari per prendere una decisione o per pianificare la soluzione di un problema.

Quando la nostra mente è impegnata dalla preoccupazione può rimanere “intrappolata” in pensieri negativi, generando un fenomeno che prende il nome di “ruminazione mentale”. La ruminazione è caratterizzata dal ripetersi di pensieri focalizzati su eventi negativi passati, su stati emotivi spiacevoli o su situazioni future che generano preoccupazione (es. “Perché capitano tutte a me?”, “Perché mi sento così in ansia?”, “E se tutto andrà male?”). La persona rimane bloccata e non si raggiunge una soluzione costruttiva. Non solo: aumenta lo stato emotivo negativo (ansia, umore depresso, rabbia) e lo scoraggiamento, si evitano attività piacevoli, ci si isola dalla vita sociale e si possono sviluppare disturbi mentali (depressione, problemi alimentari, ecc.).

Tuttavia, ci sono “buone notizie” riguardo l’utilità della ruminazione. Diversi studi ne distinguono due forme: la state rumination, focalizzata sul proprio stato emotivo negativo e sulle conseguenze del fallimento; l’action rumination, orientata sul raggiungimento di un obiettivo e sui modi possibili per migliorare o recuperare errori passati. Un processo simile al problem-solving, in cui l’attività mentale ripetitiva si focalizza sui diversi modi per fronteggiare una crisi e creare uno stato mentale utile per la risoluzione di un problema.

Secondo alcuni autori, la ruminazione focalizzata sull’azione, volta ad analizzare e correggere recenti fallimenti, dovrebbe produrre esiti positivi in termini di miglioramento della prestazione. I ricercatori hanno condotto uno studio in cui i partecipanti venivano coinvolti nell’esecuzione di un compito a seguito del quale ricevevano un feedback di fallimento (es. “La tua prestazione è stata scarsa”). Successivamente, veniva chiesto loro di pensare a tre aspetti diversi: a come la prestazione al compito potesse influire sul loro futuro, a come avrebbero potuto migliorare nel compito nella prospettiva di poterlo eseguire una seconda volta, a un argomento differente dal compito in oggetto. Dai risultati emerge che la ruminazione focalizzata sull’azione si associa a un miglioramento della prestazione in un compito successivo all’esperienza di fallimento.

La ruminazione può essere, dunque, una comune risposta umana adattiva che, se utilizzata in modo inappropriato, può risultare controproducente: cercare di comprendere le proprie emozioni o focalizzarsi sulle conseguenze del fallimento sembra non essere vantaggioso. Tuttavia, prendere in considerazione un fallimento appena avvenuto e analizzare ciò che è andato storto può essere un modo utile per un apprendimento e per un miglioramento della prestazione: riflettere su cosa è andato male e su come correggerlo può aiutare a trovare strategie alternative, a non ripetere gli stessi errori e a migliorare in futuro.


Bibliografia:

Ciarocco, N.J., Vohs, K.D., e Baumeister, R.F. (2010). Some good news about rumination: task-focused thinking after failure facilitates performance improvement. Journal of Social and Clinical Psychology, 10, 1057-1073.

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