HIV/AIDS nel sud del mondo

HIV/AIDS nel sud del mondo: l’approccio “Community Action”
A cura del Dr. Fabio Specchiulli

L’HIV/AIDS ha causato sofferenza indescrivibile a più di dieci milioni di persone. Le possibilità di un vaccino efficace e di trattamenti continuano ad essere inaccessibili alla maggior parte delle persone che sono affette dall’epidemia. Molte di queste, sono localizzate all’interno di gruppi sociali che soffrono di una grave perdita di potere economico e di influenza politica. Le risposte nazionali e globali così, si mostrano non molto efficaci in proporzione alla magnitudine dell’epidemia, spesso caratterizzata da varie forme di ignoranza, rifiuto e silenzio (Barnett & Whiteside, 2002).

Una dimensione importante di questo rifiuto ha caratterizzato l’HIV/AIDS come un problema comportamentale e biomedico; questo punto di vista allontana l’attenzione della malattia legata ai sistemi locali, nazionali e globali di ingiustizia e inegualità. E’ stato recentemente suggerito che la psicologia della salute è stata complice di questo processo di silenzio e rifiuto; per spiegare i comportamenti che potrebbero rivelarsi dannosi per la salute, come il sesso non sicuro, gli psicologi della salute hanno persistentemente diretto l’attenzione al livello individuale di analisi (Waldo & Coates, 2000). Essi sono stati accusati di generare aspettative troppo ottimistiche rispetto alla concettualizzazione del comportamento, poiché associati all’approccio della promozione della salute a livello individuale.

I comportamenti, infatti, sono determinati anche da molti altri fattori, lontani dalla responsabilità dell’individuo. Così facendo, la psicologia della salute ha mascherato la necessità di esaminare le differenze economiche, politiche e sociali, ai diversi pattern delle malattie, sia globalmente che all’interno di particolari nazioni (Campbell, 2003).

Nella “Critical Health Promotion”, c’è una maggiore enfasi sull’importanza di creare dei contesti nei quali gruppi di persone possono lavorare insieme, non solo per cambiare il loro comportamento, ma allo stesso tempo lavorare per lo sviluppo del contesto sociale e comunitario, il quale supporta e permette un cambio di comportamento che porti ad uno stato di benessere. Di conseguenza, la promozione “critica” della salute tende ad allontanarsi dal livello individuale, per puntare verso approcci di azioni collettive.

Tradizionalmente, gli psicologi della salute hanno spiegato il “comportamento sano” usando i costrutti della psicologia sociale a livello individuale, di solito all’interno della tradizione della “social cognition” (Norman et al. 2000). Da questo punto di vista, il comportamento è visto in termini di percezioni soggettive dell’individuo, usando concetti come “attitudini individuali”, “intenzioni”, o “controllo del comportamento percepito”.

Uno degli approcci usati per promuovere il cambiamento di comportamento a livello individuale è l’ “Information provision approach”. Questo provvede ad informare le persone circa le cause dei rischi della salute, e i modi per evitarli, attraverso canali come lezioni a scuola, counseling da parte di professionisti della salute, mass-media, o poster (Bennet & Murphi, 1997; Rutter & Quine, 2002). Molti di questi approcci sono di natura didattica e puntano alla trasmissione di informazioni, da esperti ad un pubblico posto a recepire passivamente. Gli approcci sono basati sull’assunto che le persone mettono in atto comportamenti dannosi, poiché ignoranti; quindi, aumentando in loro il possesso di informazioni corrette, le si può aiutare a cambiare comportamento. L’approccio guarda all’individuo come ad un “rational decision-makers” che forma cognitivamente le proprie azioni (Fishbein & Middlestadt, 1989).

Tuttavia, molti studi hanno mostrato che spesso le persone hanno comportamenti sessuali non protetti anche avendo conoscenze sui danni delle proprie azioni. Date le limitazioni dell’ “Information-based approaches”, un secondo gruppo di promotori della salute afferma che all’informazione si deve aggiungere l’incremento della “Motivazione” personale al cambiamento, per guidarle in appropriate abilità comportamentali. Questo approccio è chiamato “Self-empowerment”, ed ha lo scopo di sviluppare le capacità dell’individuo, per permettergli di fare scelte razionali attraverso varie strategie, per incrementare la sua motivazione e il suo controllo, oltre le condizioni fisiche, sociali ed interne (Marks et al., 1999).

Molti approcci sono basati sull’assunto che tutte le persone hanno il “Potere” per proteggere sé stessi e la propria salute, e che il ruolo di promoter della salute è aiutare le persone ad identificare il potere ed insegnare ad usarlo. Il “self-empowerment approaches” può lavorare con i giovani per metterli in grado di resistere alla pressione dei pari. In relazione alla salute sessuale, molti approcci possono lavorare con gruppi target, per cercare script comunicativi, o sequenze di interazione per l’acquisto di condom, o per la negoziazione con i partner che sono contro l’uso di questi. Tuttavia, spesso le persone entrano in comportamenti dannosi, oltre le proprie motivazioni. In più, le abilità che le persone sviluppano nel role-plays del self-empowerment, non possono essere generalizzate ai setting di vita reale (Gillies, 1998).

Questo è dovuto al fatto che i comportamenti sani non sono determinati solo da scelte razionali consce sulla base di informazioni rispetto ai rischi della salute ed estendendo la motivazione delle persone; essi sono, infatti, anche determinati dai contesti della società e della comunità che supportano e permettono le performance di molti comportamenti. Nelle società ineguali, dove le risorse materiali, sociali e psicologiche non sono distribuite equamente, gli individui non sempre hanno il Potere per mettere in pratica le proprie scelte salutari (Seedat, 2001).

Quindi, il lavoro della salute, oltre a provvedere all’informazione e alla motivazione delle persone, dovrebbe sviluppare politiche ed interventi con lo scopo di promuovere lo sviluppo di contesti comunitari e sociali che permettano e supportino le performance del comportamento guidato dalla salute. A questo riguardo, il concetto di “Grassroots Participation”, e i relativi concetti di mobilizzazione della comunità, e rappresentazione locale, sono emersi come concetti chiave nella pratica della promozione della salute. Si allontana l’attenzione delle strategie a livello individuale, in favore dello sviluppo di approcci di comunità (Beeker et al., 1998; Bracht, 1999). Questi concetti sostengono l’azione collettiva dei membri della comunità locale con lo scopo di creare le condizioni per lo sviluppo di pratiche per la buona salute, le condizioni per le fondamenta dei programmi di salute pubblica con i gruppi marginalizzati di tutto il Mondo.

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