Il gruppo e gli adolescenti

Dr.ssa Di tullioIl gruppo e gli adolescenti
A cura della Dott.ssa Francesca di Tullio

Tutti siamo stati adolescenti e tutti abbiamo avuto un gruppo.

A scuola, nelle attività sportive, il gruppo delle uscite serali. Anche da adulti abbiamo gruppi : i gruppi studio all’università, i gruppi di lavoro. Sembra quasi che sia obbligatorio avere un gruppo.

L’essere umano è un organismo sociale che ha bisogno dello scambio, del confronto, del sentirsi accolto e sostenuto.

Ma ad oggi, nei ragazzi questa spasmodica ricerca di appartenenza ad un gruppo per “essere” è riconducibile solo ad un bisogno di appartenenza o è più una paura di essere soli?

In un periodo cosi importante dove è in atto la definizione della propria identità, il gruppo costituisce un punto di forza. L’identificazione di se stessi ed il riconoscimento da parte degli altri è fondamentale.

Basta entrare in una scuola e vedere come piccoli o grandi gruppi animino i corridoi. Li si riconosce a volte per l’abbigliamento simile, oppure perché ascoltano la stesa musica oppure parlano animatamente di politica e affini.

I condizionamenti da parte del gruppo dei pari sono una forza onnipresente, che si può osservare in ogni dimensione del comportamento adolescenziale, come la decisone di come vestirsi, quale musica ascoltare, quale linguaggio adottare, a quali valori aderire, come gestire il tempo libero”, ( Santrock, 2007)

Ma questi condizionamenti sono solo l’espressione di un bisogno di sentirsi adeguati oppure, come detto precedentemente, rappresentano una paura di rimanere soli? L’appartenenza a quel gruppo è sempre vera oppure si finge pur di essere accettati e far parte di un gruppo?

Il conformismo, che è quel processo in cui un individuo assume atteggiamenti e comportamenti di altri a causa di una pressione ad adottarli, è un arma a doppio taglio. Se lo si fa per ideologia va bene, ma quando lo si fa perché altrimenti si è esclusi può portare ad una perdita della propria identità ed acquisizione di una identità di gruppo nella quale non si è pienamente rappresentati.

Spesso si sentono frasi del tipo “non posso perché il gruppo ha deciso”. Diversi studi hanno dimostrato come l’influenza interna al gruppo viene esercitata dall’alto verso il basso, dalle norme ai singoli individui. Un indagine realizzata dalla Società italiana di medicina dell’adolescenza e dall’Associazione laboratorio adolescenza, rivela come l’adeguarsi malvolentieri alle scelte del gruppo è più frequente tra ragazzi di un gruppo numeroso e come questo esponga i ragazzi ad un significativo aumento della fragilità psicologica.

Il gruppo dovrebbe essere il luogo nel quale trovare riscontrarsi, identificarsi, confrontarsi, senza però perdere la propria identità al fine di crescere condividendo emozioni e paure con i coetanei.

Esistono però anche aspetti patologici nei quali l’adolescente utilizza il gruppo come meccanismo di difesa dai cambiamenti che la crescita impone. Sono proprio questi meccanismi che inducono un individuo ad appartenere ad un gruppo pur non riconoscendosi propriamente in quel contesto, per la paura di non essere accettato, dover affrontare se stessi nel percorso di crescita individuale. Da qui la paura di essere soli.

Bibliografia

  • Palmonari A., Carugati F., Ricci Bitti P., Sarchielli G.
  • Editore: Mulino, Studi e Ricerche,, Bologna, 1979
  • Kenberg O.F. ( 1998), Le relazioni nei gruppi, Raffaello Cortina, Milano, 1999
  • Santrock, John (2007). Adolescence. New York: The McGraw-Hill Companies, Inc
  • www.orizzontescuola.it, Adolescenti e socialità: gli amici sono tanti e il “gruppo” protegge, ma condiziona.

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