Il mutismo selettivo

Il mutismo selettivo
A cura del Dr. Fabio Specchiulli

“Ci sono bambini che all’improvviso smettono di parlare in pubblico, a scuola, o se a contatto con persone estranee. Ci sono bambini che non hanno mai parlato con i genitori. Ci sono bambini che hanno difficoltà ad esprimersi con le parole ma che esprimono l’intero universo psicologico attraverso il corpo…”

I bambini di cui stiamo parlando probabilmente sono affetti da un disturbo noto come “Mutismo selettivo”. Il primo ad affrontare questo tipo di disturbo fu Tramer M. che nel 1934, con l’espressione “mutismo elettivo”, descriveva il comportamento di alcuni bambini capaci di parlare solo con una cerchia ristretta di persone, perlopiù appartenenti al nucleo familiare.
Questo tipo di disturbo compare tra 1 e 3 anni di età anche se viene riconosciuto come “problematico” dopo i 5 anni di età, e cioè quando il bambino inizia a frequentare la scuola, periodo in cui si “dovrebbe” iniziare ad usare il linguaggio verbale.
Il disturbo è caratterizzato da un uso appropriato della lingua parlata in alcune situazioni, e dalla totale o persistente assenza dell’uso del linguaggio altrove. Non è causato da ritardo mentale, handicap uditivo o altri disturbi organici e si differenzia in molti aspetti sia dalla schizofrenia che dal disturbo autistico. Nella maggior parte dei casi, il mutismo selettivo è dovuto ad una grave fobia sociale, e gran parte dei bambini che ne soffrono hanno una spiccata predisposizione ereditaria all’ansia e alla depressione (Bovet Chagas A., Brazzi F., Lanza A.M., 1985).

Inizialmente, il comportamento “muto” viene interpretato come timidezza; con il passare del tempo però, i genitori e le persone che circondano il bambino si accorgono che il silenzio è persistente, e solo allora il disturbo viene preso seriamente in considerazione. Poiché raro, il fenomeno del mutismo selettivo non è conosciuto dalla maggior parte delle persone e degli insegnanti, i quali reagiscono punendo, trascurando o minacciando il bambino. Venendo a mancare l’uso del linguaggio verbale, il bambino sviluppa un altro modo efficace di comunicare caratterizzato dall’indicare, sorridere, fare cenno con la testa, rimanere immobile fino a quando qualcuno non indovina di cosa ha bisogno.

Quali sono i trattamenti per il mutismo selettivo?
Se alla singolarità ed unicità delle persone aggiungiamo che il disturbo può essere il risultato della presenza di più cause e di svariati fattori psicologici, possiamo affermare che non esiste un trattamento standard per il mutismo selettivo. Attualmente, l’approccio terapeutico più utilizzato è di tipo “multimodale” (Reed G.F., 1963). Esso è rivolto alla riduzione dell’ansia, all’aumento dell’autostima e al senso di sicurezza nelle relazioni sociali.

Gli studi indicano che i migliori risultati con i bambini affetti dal mutismo selettivo si hanno dalla combinazione di tecniche comportamentiste e trattamenti farmacologici. Prozac, Paxil, Celexa, Luvox e Zoloft sono i farmaci che si sono dimostrati efficaci nel momento in cui il bambino non ha miglioramenti solo dalla terapia comportamentale.

Molti terapisti qualificati usano il gioco come tecnica terapeutica e consigliano ai genitori di elogiare il bambino nelle sue qualità positive; inoltre, può essere utile incoraggiare il bambino nelle attività sociali, senza mai costringerlo. Il coinvolgimento degli insegnanti e della scuola risulta essere di particolare importanza. Quest’ultima dovrebbe necessariamente intraprendere azioni di informazione e formazione degli insegnanti affinché  sappiano affrontare in un modo costruttivo il problema, evitando di creare ulteriori ansie e paure nei bambini (Shipon-Blum E., 2010). Con un adeguato trattamento, molti dei bambini con mutismo selettivo riprendono a parlare anche in situazioni sociali precedentemente temute, da ciò si evince una prognosi positiva.

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4 Responses

  1. James ha detto:

    molto interessante. Concordo molto sull’ultima parte riguardante la “metodologia scolastica”,diciamo il modo di lavorare di un insegnante, ruolo importante nella fase di crescita complessiva del bambino.

  2. Tiziana ha detto:

    A casa parla, all’asilo o a scuola no. A volte il silenzio di un bambino non è solo timidezza..
    Grazie di averne parlato.
    E’ l’impegno quotidiano dei genitori e familiari dell’AIMUSE, l’associazione italiana mutismo selettivo: http://WWW.AIMUSE.IT
    Grazie ancora.

  3. fabio ha detto:

    E’ il vostro impegno quotidiano fatto di sacrificio e gioia. Senza di voi, ripeto, il nostro lavoro risulterebbe inefficace. In bocca al lupo per tutto, visiterò il sito con attenzione.

    Grazie a te.

  4. roberta tammaro ha detto:

    Vorrei portare a conoscenza che da qualche mese esiste l’associazione aimuse quando il silenzio non è d’oro che si interessa di mutismo seletivo.Ha un suo sito http://www.aimuse.it in cui troverete tutte le informazioni sull’associazione e alla voce contatti anche i vari recapiti da contattare.L’associazione è aperta a genitori specialsiti e insegnanti interessati all’argomento.In parecchie città ci sono dei referenti da contattare,basta chiedere all’indirizzo mail che trovate alla voce contatti del sito,è uscito anche il libro comprendere il mutismo selettivo edito dalla casa editrice la meridiana e si può anche vedere il blog del mutismo selettivo.Chi fosse interessato ad avere depliant dell’associzione basta richiederlo o alla sede di Torino o se esiste un referente vicino a voi anche a quest’ultimo.

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