La sindrome di alienazione parentale (PAS)

La sindrome di alienazione parentale (PAS)
A cura della Dott.ssa Barbara Pagliari

In situazioni di conflitto coniugale si sa, chi soffre di più sono i figli che vengono sballottati tra un genitore all’altro e che, più spesso di quanto vorremmo, non vengono salvaguardati dalla guerra che si fanno mamma e papà. Nel caso in cui la separazione tra i coniugi sia particolarmente conflittuale, può accadere che il genitore affidatario, volontariamente o inconsapevolmente, dia avvio a una sorta di “lavaggio del cervello” volto a far sì che il figlio metta in atto una campagna di denigrazione ingiustificata nei confronti dell’altro genitore e, nei casi più gravi, sfociando in una vera e propria accusa di abuso sessuale. Lo scopo ultimo della PAS, da parte del genitore alienante, è l’interruzione immediata delle visite dell’ex-coniuge e l’ottenimento dell’affidamento esclusivo.

Il bambino affetto da PAS idealizza in modo assoluto il genitore affidatario e si schiera completamente dalla sua parte, confermando ogni suo ipotetico sospetto o assecondando ogni suo dubbio, genuino o meno; per contro, il rifiuto totale del genitore bersaglio è motivato da razionalizzazioni deboli o addirittura assurde, utilizzando a volte il linguaggio del genitore alienante.

Il comportamento del bambino, rispetto alla richiesta di coalizione da parte di un genitore, dipende dalla sua età: prima dei nove anni tenderà a sentirsi legato ad un conflitto di lealtà verso entrambi i genitori; dai nove ai dodici anni cercherà invece di allearsi con un genitore a discapito dell’altro, probabilmente come tentativo di risoluzione del conflitto, oppure per evitare che egli venga frapposto tra la coppia genitoriale, senza però riuscirci. Comunque sia, a lungo termine, i costi per il bambino sono elevati e potrebbero riguardare problemi d’identità e nelle relazioni affettive.

La PAS è una sindrome assai complessa e ambigua, per cui è difficile da riconoscere, considerando che i professionisti hanno soltanto l’osservazione clinica ad aiutarli, senza l’utilizzo di alcuno strumento specifico.
Di seguito viene riportata la principale sintomatologia che caratterizza la PAS:

  • Campagna di denigrazione: rifiuto ossessivo del bambino nei confronti del genitore alienato;
  • Motivazioni superficiali o assurde alla base del comportamento denigratorio;
  • Assenza di ambivalenza: il genitore alienante è assolutamente buono e il genitore alienato è totalmente cattivo;
  • Il “pensatore indipendente”: esigenza del bambino di affermare in modo esplicito che il suo odio verso il genitore alienato dipende solo da una sua decisione presa in modo indipendente;
  • Le “sceneggiature prese in prestito”: utilizza termini o frasi fuori luogo per la sua età e quindi derivanti dal genitore alienante;
  • Nessun senso di colpa: completa inosservanza per i sentimenti del genitore alienato;
  • “Razzismo familiare”: oltre al genitore alienato, il bambino rifiuta anche la sua famiglia d’origine;
  • Sostegno al genitore alienante: le sue accuse sono assolutamente vere.

Inoltre, vengono citati alcuni criteri relativi alla relazione tra il minore e la coppia genitoriale:

  • Difficoltà durante la transizione tra i due genitori, manifestando il rifiuto nell’incontrare il genitore alienato e, a volte, somatizzando il disagio;
  • Comportamento provocatorio durante il periodo trascorso col genitore bersaglio, scatenando una reazione che possa poi giustificare le sue accuse e il suo astio;
  • Legame esclusivo e invischiato col genitore alienante;
  • Cambiamento comportamentale improvviso e ingiustificato del bambino nei confronti del genitore bersaglio, con il quale prima aveva un rapporto affettivo.

Infine, un ultimo criterio di riconoscimento del processo alienante, è il deterioramento della relazione tra genitore e figlio subito dopo la separazione che, a livello psicologico, si traduce come una reazione esagerata di paura del bambino alla sola presenza dell’altro genitore.

Si tratta quindi di un disturbo della relazione all’interno del sistema familiare di appartenenza del minore, una sorta di distorsione dei sentimenti del figlio nei confronti del genitore bersaglio che vengono “manomessi” dal genitore alienante, convincendolo che l’ex-coniuge non è affidabile, disponibile e/o accogliente.
Il bambino quindi si ritrova a dover elaborare due messaggi del genitore affidatario: l’inaffidabilità e l’indisponibilità del genitore alienato e la possibile perdita della relazione col genitore alienante se deciderà di mantenere un rapporto d’affetto con l’altro.

Molto spesso, le coppie che fanno emergere questo tipo di problematica, presentano una cristallizzazione su posizioni relazionali polarizzate o sull’escalation simmetrica (nessuno accetta mai di essere in una posizione di down) o sull’escalation complementare (uno è sempre più sottomesso all’altro). Sarebbe bene una presa in carico della coppia da parte di un terapeuta, anche consigliata da amici e familiari, per aiutarli nel processo di mediazione che accompagna una separazione o un divorzio, soprattutto se il cambiamento nel bambino è così immediato e sintomatico.

Bibliografia

  • Gardner R.A., The Parental Alienation Syndrome: a guide for mental health and legal professionals. Cresskill, NJ: Creative Therapeutics, 1992
  • Gulotta G. & Cutica I., Guida alla perizia in tema di abuso sessuale e alla sua critica. Giuffrè Editore, 2009
  • Togliatti M.M & Lavadera A.L., Bambini in tribunale. L’ascolto dei figli “contesi”. Raffaello Cortina Editore, 2011

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21 Responses

  1. Chiara scrive:

    Alcune opinioni di persone competenti in materia sulla Pas:

    La Pas non essendo basata su studi fondati e replicabili e poggiando solo su supposizioni e senso comune, non sufficienti a definire una condizione patologica, non giustifica interventi terapeutici specifici. Come è possibile, per una condizione non ascrivibile a disturbo, sindrome o malattia riconosciuta dal mondo scientifico, indicare una terapia? Come è possibile che possa essere utilizzata a supporto di interventi in ambito giudiziario? Il caso del bambino di Padova sottolinea che esiste una criticità quando i periti nei Tribunali, pur possedendo i titoli accademici richiesti, non tengono in considerazione le posizioni condivise dal mondo scientifico nel formulare ipotesi diagnostiche relative ai periziandi. Sarebbe quindi auspicabile istituire una modalità di valutazione e di aggiornamento, costante e monitorata, di tutti coloro che tramite il loro lavoro possono produrre gravi conseguenze sulla vita di cittadini, grandi e piccoli.
    Dott. Claudio Mencacci – Presidente della Società Italiana di Psichiatria

    “La Sindrome di Alienazione Parentale non è riconosciuta dalla letteratura scientifica di riferimento e non è inclusa né nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) né nell’ICD (International Classification of Diseases) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità” afferma il Presidente della Sociatà Italiana di Pediatria Giovanni Corsello. “La comunità scientifica si è già pronunciata contro l’uso improprio della PAS nelle sofferte e spesso laceranti controversie per l’affidamento dei figli”.

    “Una nazione che terrorizza i bambini non ha il diritto di proclamarsi civile,soprattutto se le disposizioni della magistratura si fondano su diagnosi inesistenti“: è quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, in relazione all’ennesimo prelevamento di bambini ““Non è più tollerabile che ciò avvenga, così come non è accettabile che a determinare la decisione della magistratura sia una pseudo-sindrome mai riconosciuta ufficialmente dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali e, pertanto, inesistente. La PAS, ossia “sindrome di alienazione parentale” non esiste e non può costituire pretesto per legittimare una disposizione così crudele. Richard Gardner, padre dell’astratta teorizzazione era un sostenitore della pedofilia, morto suicida, che utilizzava sovente tale pretesto per far si che i figli non venissero tolti ai padri abusanti. E’ bene che ciò si sappia”.

  2. Andrea Mazzeo scrive:

    Qui abbiamo già detto tutto:
    http://www.alienazionegenitoriale.org/index.html
    Che noia continuare a ribadire sempre gli stessi concetti.

  3. dadtux scrive:

    Siccome altri prima di me tentato di far credere che l’opinione sulla PAS delle persone competenti sia a senso unico vorrei segnalare altre fonti.
    Innanzitutto un documento di 64 tra professionisti e docenti universitari che spiega in che senso l’alienazione genitoriale, pur non essendo una patologia psichiatrica, rappresenta un grave problema relazionale:
    http://www.alienazione.genitoriale.com/documento-sottoscritto-da-64-professionisti-societa-italiana-di-scienze-forensi/

    Poi, visto che spesso i detrattori dell’alienazione genitoriale come Mazzeo e Chiara amano citare il manuale diagnostico DSM, segnalo le comunicazioni dei professori Bernet, Camerini e Gulotta che spiegano come l’alienazione genitoriale sia ormai descritta nel nuovo DSM-5:
    http://www.alienazione.genitoriale.com/la-pas-nel-dsm-5/

  4. Andrea Mazzeo scrive:

    Solita manipolazione del sig. Dadtux (chiunque si nasconda dietro il nick di papà-pinguino).
    I 64 (che poi 64 non sono ma 67, almeno si impari a contare fino a 100 prima di parlare) hanno elaborato in fretta e furia quel documento il 22 ottobre 2012, dopo che il Ministero della salute ha detto a chiare lettere che la PAS è una bufala (dichiarazione in aula del 18 ottobre 2012; il documento dei 67 cercava penosamente di porre rimedio alla toppata firmata da 25 tra illustri ‘professionisti e docenti universitari’, dove gli stessi si spendono per dimostrare invece la scientificità dell’alienazione genitoriale.
    Questa la ricostruzione dei fatti così come si sono svolti; professionisti seri non cambiano così rapidamente opinione senza una base logica e scientifica che giustifichi il cambiamento. E ciò dimnostra la pochezza culturale e intellettuale di costoro.
    Circa il resto sfido chiunque a dimostrare che in una qualsiasi pagina del DSM-5 siano contenute le parole “parental alienation” o “alienated children”; e se quelle parole non sono scritte nessuno è autorizzato a leggere una cosa che non c’è scritta, a meno di voler dimostrare, così facendo, di essere mentalmente disturbato (scambiare lucciole per lanterne tecnicamente si chiama illusione, ed è una distorsione percettiva).
    Infine, papà-pinguino: citare i contenuti del sito di un noto delinquente informatico non mi sembra proprio il massimo della capacità informativa. E’ questo il vostro livello? Proprio penoso!

  5. Pino Colella scrive:

    Salve, personalmente credo che soltanto chi non ha vissuto sulla propria pelle il dramma del rifiuto ingiustificato e devastante del bambino, figlia\o, può semplicisticamente affermare che la PAS, sia un’invenzione. Invece accade, molto più di quanto dichiarato dai genitori alienati che si ritrovano in condizioni di estremo disagio nel prendere atto di certi comportamenti inaspettati ed impensabili dei propri figli, laddove magari, prima del sequestro (alla fine questo è), vi era amore e gioia verso il papà ( quasi sempre vittima di tali azioni). Sto parlando di avvenimenti post-separazioni, naturalmente, che alcune madri, (sotto la spinta di avvocati da denuncia, senza scrupoli), strumentalizzano per autotutelare le proprie colpe, comunque in taluni casi non “occultabili”. Davvero atroce il dramma dei padri ma, soprattutto dei figli. Laddove una madre, da subito rifiuta il dialogo, per tutelare magari una propria vita privata con un altra persona, (e, quindi per non passare dalla parte del”carnefice” distruttivo di un matrimonio),dimenticando di avere bambini da tutelare, agisce subdolamente in modo sporco e indifendibile: per la società civile, …ma non per i presidenti dei tribunali, taluni presidenti che, aizzano il conflitto, colpevolizzando i padri, che altra colpa non hanno se non quella di denunciare, perché costretti dalla mancanza di dialogo,( propedeutica all’allontanamento forzato dei propri figli), a farlo. Davvero assurda l’insensibilità dimostrata. Si costringe un padre a pensare da “delinquente”, e alcuni di costoro purtroppo, commettono azioni delinquenziali, che in molti casi si possono evitare col buonsenso e l’obbiettività. Donne da proteggere sempre, la penso anch’io così, ma attenzione a chi specula sull’equivoco, annullando la personalità dei propri figli. Se è una bambina, questa deve essere tutelata 2 volte perché il padre è doppiamente importante nella sua crescita e formazione, oltre al legame affettivo fortissimo che lega padre-figlia.

  6. dadtux scrive:

    Chi starnazza tanto per denigrare gli interlocutori di solito ha la coda di paglia.
    Comunque, disinformazione per disinformazione, mi limito a riportare quanto dichiarato dai prof Camerini, Gullotta e Bernet: il DSM-5 contiene una descrizione del problema relazionale in passato definito come “sindrome di alienazione parentale” o semplicemente “alienazione parentale”. Non è vero quindi che la PAS è stata esclusa dal DSM-5.
    I punti del DSM-5 che descrivono la PAS sono i seguenti:
    1. Parent-child relational problem
    2. Child psychological abuse
    3. Child affected by parental relationship distress
    4. Factitious disorder imposed on another
    5. Delusional symptoms in partner of individual with delusional disorder

  7. katj scrive:

    chi dice che la pas non esiste è perchè nonl’ha vissuta, purtroppo esiste e ci sono dei genitori, chiaramente con una grave patologia psicologica, che trasformano i propri figli in due armi di distruzione verso l’altro coniuge!!!! senza rendersi conto che il male maggiore lo fa al proprio figlio!!!!!

  8. katj scrive:

    Rispondo al Sig. Colella:
    condivido i suoi pensieri, con la differenza che quello che è successo a lei come padre è successo a me come madre, quindi all’inverso, anche i padri sono capaci di adottare certi comportamenti mortificanti e mutilanti nei confonti dei propri figli; anche io ho due figlie femmine ed è altrettanto importante il loro legame con la madre che il mio ex marito ha completamente annientato e distrutto con l’intento di distruggere me, vedendo due ragazzine educate, carine ed amorevoli nei miei confronti, diventare due “cani rabbiosi” addirittura con isulti e parolacce, ma in effetti sta distruggendo PRINCIPALMENTE LORO!!!!!!!!

  9. Gaetano scrive:

    Da Padre vittima della PAS , posso confermare mio malgrado l’esistenza di tale patologia. Il dramma piu grande è l’impotenza nei confronti di essa, l’incapacita , a causa di un sistema giudiziario inetto e incompetente a far valere le proprie ragioni. Genitori che mettono in atto un piano del Genere sono dei criminali, non di fatto è un reato previsto dal Codice Penale ( art 574 cp). Alla fine di tutto, chi soffre e chi ne paga le conseguenze sono i bambini sopratutto , ma anche il genitore alienato. Quest’iltimo anche se fino a poco prima era un ottimo genitore, dopo si trasforma in una sorta di mostro …

  10. Gianluca scrive:

    Da pochi giorni, si sta concretizzando quello che da mesi stavo scongiurando in tutti i modi, la madre di mio figlio, ha fatto richiesta al giudice di far ascoltare il bambino di 12 anni.
    Il ragazzo fino a 2 giorni prima aveva passato la settimana con me e la mia nuova famiglia, attualmente, ho una nuova compagna che ha un suo figlio di 9 anni e abbiamo un figlio insieme di 10 mesi, probabilmente, in questi mesi ha manifestato degli attegiamenti di gelosia per questo nuovo fratello e da qui la madre ha iniziato tutto il suo lavoro di anientamento nei miei confronti e in quelli di tutta la mia famiglia.
    i nostri rapporti sono quasi sempre stati fortemente conflittuali ma dato che lo scorso anno mi era stato concesso dalla CTU richiesta dal tribunale, lo stesso tempo della madre da poter passare con mio figlio, questo faceva decadere il suo diritto al mantenimento o quantomeno ad una riduzione.
    Ora, mi ritrovo dalla sera alla mattina che mio figlio con il quale avevo uno meraviglioso rapporto, che non mi risponde più neppure al telefono e rinnega tutte la parentela e gli amici con la quale è cresciuto oltre ad essere andato con la madre nella sua città d’origine dove lei vuole portarlo a finire la scuola media.
    il giudice a settembre dovrebbe emettere la sentenza ed io credo che l’unica speranza che ho per poter riconquistare il rapporto con mio figlio è quello di poter dimostrare questa ipotesi di PAS.
    Qualcuno sa come potrei muovermi in questo mondo di tribunali sentenze e appelli?
    Eventualmente, sapete come posso far passare la mia situazione al tribunale dei minori dove sicuramente le competenze e la sensibilità è diversa da quella del tribunale ordinario.

  11. Gianluca scrive:

    Ho letto con estrema attenione ogni riga di questo articolo sulla descrizione della PAS ed è impressionante quanto sia identica allamia situazione.
    coincide tutto dalla prima all’ultima parola.

  12. Antonella scrive:

    Si, anche io sto vivendo questa situazione. ….. Separazione dopo 31 anni, voluta da me ….. figlia di 31 anni, completamente schierata dalla parte del padre…..
    Aggravante :- mia figlia è laureata come neuropsicologa…… Sono devastata ……

  13. lava scrive:

    Io non so se tecnicamente possa essere considerata o meno una patologia, so solo che vivo sulla pelle mia e di mia figlia quelle che sono le descrizioni dei sintomi.La perfetta rispondenza tra la realta’ dei rapporti con mia figlia e quanto descritto dagli studiosi segnala che evidentemente il problema esiste al di la di ogni sua qualificazione tecnica. E’ una vergogna che nessuno faccia nulla e si consenta ad un genitore criminale di perpetuare un danno su un minore inerme…difendiamo questi poveri bimbi!

  14. lava scrive:

    Sarebbe molto gradito ricevere qualche suggerimento sugli opportuni atteggiamenti da adottare (sempre nell’interesse del bimbo) da parte del genitore alienato….Come bisogna comportarsi, che possiamo fare per limitare almeno i danni?

  15. Marco Berto scrive:

    Dire che la PAS non esiste perchè non inserita in elenchi mi ricorda molto il processo che secoli fa hanno fatto a quel tale perchè diceva che la Terra gira attorno al Sole.Come molti hanno detto, sono situazioni che purtroppo qualcuno vive sulla propria pelle. Che si possano chiamare PAS o altro poco importa. L’importante sarebbe avere degli strumenti rapidi ed efficaci per riuscire ad evitare che l’egoismo e la malvagità di un genitore possa creare danni enormi nei figli. Il problema vero è questo.

  16. Giulia scrive:

    Io dico che non si può classificare la Pas come una sindrome, un disturbo mentale. La pas è soltanto la frustrazione nei confronti del partner riversata sul figlio che viene usato come arma. Io dico che ogni caso va studiato a sé, perché avercela col proprio partner (magari perché si è ancora feriti dal tradimento che ha portato al divorzio) non significa che questo sia una malattia. È al massimo una forma di rabbia. Quindi smettetela di dire che è una sindrome (una malattia) perché è la parola più sbagliata che le si possa dare. E le vostre beghe di genitori divorziati risolvetevele parlando tra voi ex coniugi e non coi vostri figli.

  17. Sono rimasta particolarmente colpita dal riscontro che questo articolo ha suscitato: mi rendo conto di quante persone, di quanti genitori, si sentono descritti in questa “cosa” chiamata PAS, a ragione oppure no.

    Mi spiace rispondere con così tanto ritardo a chi di voi ha fatto domande specifiche in merito all’argomento, ma ciò che posso dire è il seguente:
    se si è in una situazione di Consulenza Tecnica d’Ufficio (Ctu), a livello operativo e legislativo, sappiate che il genitore alienante non potrà in alcun modo pretendere un affidamento esclusivo sulla base della sola alienazione parentale e dei suoi effetti. Qualora dovesse accadere (per inesperienza o scorrettezza metodologica della Ctu) è nei vostri diritti fare ricorso e affidarsi a uno psicologo forense esperto (nonchè a un bravo avvocato!)

    A livello psicologico e relazionale, ciò che il genitore alienato può fare dipende da una mole considerevole di variabili, tra cui la quantità di tempo che ha a disposizione col proprio figlio. Sicuramente il consiglio migliore che possa dare è di intraprendere un percorso terapeutico che possa supportarvi e possa aiutarvi a potenziare le vostre risorse per affrontare al meglio una situazione così stressante.

    Bisogna sempre tenere bene in mente però, che chi subirà i maggiori effetti a lungo termini della PAS è proprio il bambino, per cui prima di intraprendere qualsiasi azione nei confronti dell’ex-partner, ricordatevi sempre di mettervi nei suoi panni e vedervi con i suoi stessi occhi.

    Per qualsiasi informazione più specifica e/o personalizzata vi invito a contattarmi via email.

    Dott.sa Pagliari Barbara

  18. Enrico scrive:

    La PAS e` una triste realta`che si concretizza anche in costanza di matrimonio. Stiamo vivendo una situazione di sistematica delegittimazione di uno dei due coniugi da parte dell’altro, con sostegno della suocera, che ha creato tutti gli effetti conseguenti alla PSA da voi descritti.

  19. Paolo Manzi scrive:

    La Pas esiste eccome e sottoscrivo totalmente cosa ha scritto la collega Barbara Pagliari. Io la sto proprio osservando in un caso clinico ora alla mia attenzione. Negare la Pas vuol dire negare evidenze cliniche e fenomenologicne . Questa sindrome è molto più diffusa di quanto si creda in figli contesi di genitori separati. La cosa peggiore è che molti clinIci la neghino solo perché non è inserita nel dsm 4 ..come se fosse questo manuale fosse la Bibbia negando cosa hanno chiaro sotto gli occhi.

  20. luigi scrive:

    Buongiorno Dott.ssa,
    ma sa dirmi in maniera semplice e lineare quali sono i passi per una denuncia PAS??
    A chi bisogna farla? che testimonianze valgono (telefonate non risposte, registrazioni…?)
    Grazie

  21. Andrea scrive:

    Sono un padre separato ormai divorziato,nel periodo di separazione la mia ex moglie decise di farmi fare una ctu in quanto non ero un buon padre e traumatizzavo mia figlia…alla fine della ctu è emersa questa sindrome di alienazione parentale messa in atto dalla mia ex moglie e tutti i suoi parenti….io da padre intelligente che ha sempre fatto tutto x mia figlia,in fase di divorzio mi sono guardato bene dal tirare fuori la pas per evitare che togliessero la bimba alla madre,ho chiesto ed ottenuto affido condiviso per dare la possibilita a mia figlia di decidere quando stare con me e quanto tempo…..le cose sembravano andare meglio ma purtroppo devo dire che non esiste una cura che non sia l’allontanamento del minore dal genitore alienante….adesso mia figlia è maggiorenne ma la pas sta ancora avendo i suoi effetti…mi trovo infatti a dover ragionare con una figlia che sta rovinando la propria vita appoggiata da una madre che ancora non si rende conto dei danni che sta provocando…. Per la madre risulta normale l’abbandono scolastico,per la madre è normale se mia figlia frequenta persone che hanno provato a suicidarsi….per la madre è normale che mia figlia quando batte i piedi deve ottenere altrimenti si taglia le vene…..adesso che lei è maggiorenne io non ho piu alcun potere,quando mi arrabbio e la sgrido x il suo bene,sparisce e viene continuamente protetta da una madre che ha perso totalmente il controllo…..per farvi capire la gravità della cosa basti pensare che solo quando sono andato a sentire i professori sono venuto a conoscenza del fatto che mia figlia era a casa gia da 2 settimane….tutti i giorni…e dico tutti….appena sapevo che era uscita da scuola,chiamavo mia figlia chiedevo com’era andata e lei tranquillamente….tutto bene!….finche non è crollato il teatrino….ho chiamato la madre e alla fine mi sono sentito dire……cosa vuoi che sia?!?!….morale …..da quasi sei mesi pago una seduta a settimana dallo psicologo x mia figlia,nel frattempo mi sono rifatto una famiglia con una donna che ha anche lei una bimba 2anni piu piccola…sono cresciute insieme come sorelle….adesso che per convenienza non viene piu da me ha creato disturbi anche alla sedicenne…..insomma….mi meraviglio di questi dottori cialtroni (a.mazzeo)che affermano che la pas non sia una patologia….vorrei fare provare a queste persone un quarto di quello che sto vivendo ed un decimo del dolore che ho dentro

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