L’autismo (Seconda Parte)

Autismo: istruzioni per l’uso – Prima Parte
A cura della Dott.ssa Veronica Andreini

(Leggi anche la prima parte dell’articolo)

Teoria della Mente

Le teorie cognitive identificano nella distorsione della relazione interpersonale la caratteristica fondamentale dell’autismo.

La nostra comprensione è basata su un potente strumento mentale che ogni persona normale  possiede e usa, che prende il nome di Teoria della Mente (Frith, 1991). Questo termine si riferisce alla capacità di attribuire stati mentali indipendenti a se stessi e agli altri, necessari per spiegare il comportamento nostro e altrui.

Questa capacità è carente nei soggetti autistici. C’è una marcata difficoltà a capire che gli altri hanno un pensiero diverso dal proprio e che gli altri possano non sapere ciò che sanno loro.

Questo è aggravato dal fatto che gli autistici avrebbero un deficit di attenzione condivisa, cioè non sarebbero in grado di condividere un focus di attenzione con un’altra persona. Un esempio di attenzione condivisa è il controllo dello sguardo: il bambino controlla lo sguardo dell’adulto e se l’adulto si gira da un’altra parte il bambino segue il suo sguardo. Si tratta di un riflesso sociale che si instaura a nove mesi nei bambini di qualsiasi cultura; invece, sulla base di studi sistematici, sappiamo che soggetti autistici mostrano una ridotta, se non assente, capacità di controllare lo sguardo.

Un’ altra componente indicativa dell’assenza di una teoria della mente riguarda il deficit di imitazione. Il meccanismo principale che permette al bambino di fare la prima distinzione tra cose e persone è l’imitazione precoce come risposta alle persone e non alle cose; l’originaria capacità di imitare fa parte della dotazione innata del neonato normale. Nel corso dello sviluppo troviamo poi segnali di un’imitazione proto-referenziale, l’imitazione cioè viene usata per capire come funziona il mondo. Verso i nove mesi è possibile osservare l’imitazione differita che mostra come questa capacità non sia fortemente vincolata allo stimolo,infatti, nello sviluppo normale la dipendenza dall’iniziativa adulta è destinata a sparire. A differenza dei bambini normali che imitano in modo innato alcune espressioni semplici, la capacità imitativa non si riscontra nei bambini con sindrome autistica. Nell’autismo c’è una imitazione “parassitaria”, per cui gli aspetti percettivi vengono copiati esattamente.

A queste caratteristiche si associa una difficoltà a cogliere gli aspetti generali di una situazione mentre  è marcata la tendenza ad analizzarne i singoli dettagli (teoria della coerenza centrale).

Ciò spiega ad esempio le “isole di genialità” in questi bambini. Spesso, infatti, si riscontra in essi una memoria sorprendente o una straordinaria abilità nella costruzione dei disegni coi cubi, al contrario, presentano  deficit nelle prove di comprensione o riordinamento di storie figurate.

Il loro linguaggio è:

  • idiosincratico, ovvero caratterizzato da espressioni strane e bizzarre apparentemente non collegate al contesto nel quale avviene l’interazione verbale. Viene definito idiosincratico, perché si tratta di parole che il soggetto può aver associato a contesti o esperienze passate e che usa senza preoccuparsi della comprensione da parte dell’interlocutore;
  • ecolalico, ovvero caratterizzato da ripetizione di forme verbali appena udite o conosciute. Si è visto, ad esempio, che un simile atteggiamento si presenta quando il soggetto non comprende il significato di una frase, o è   sottoposto a un carico eccessivo di informazioni verbali.

Non sempre i bambini con autismo presentano un linguaggio incomprensibile o ecolalico. Nei casi meno gravi tale disfunzione può non essere presente.

 

Terapia nell’Autismo

Quando ad un genitore viene data la notizia che il proprio figlio ha un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, il suo modo di vivere e di gestire la quotidianità deve necessariamente cambiare.

Questo implica che il genitore dovrà riorganizzare la sua vita in base alle esigenze del suo bambino che ha bisogno di interventi mirati su più settori.

Ci sono vari metodi sviluppati negli anni che portano dei benefici nei bambini con Autismo. Alcuni di questi sono:

  1. Metodo Holding: Il contatto fisico e visivo che ha il genitore e il bambino è molto intenso, il bambino è costretto in un abbraccio affettuoso, ma forzato, con uno dei genitori, in una posizione che obbliga all’incontro di sguardi, accompagnato da un linguaggio tenero e dolce (baby-talking). La comunicazione diretta diventa quasi inevitabile e generalmente il bambino da chiuso e passivo si attiva improvvisamente manifestando il suo rifiuto, reazione valutata positivamente in quanto espressione intensionale di una sua volontà.
  2. Metodo Etodinamico: Si svolge in una stanza spaziosa dotata di attrezzature (tavolo, sedie, divani, giocattoli) in cui il bambino è libero di muoversi e di interagire in attività ludiche con il genitore presente; al terapeuta spetta il compito di stimolare il genitore a essere propositivo verso il figlio. I due metodi tendono a sviluppare le potenzialità emotive e la collaborazione tra il piccolo paziente e i genitori che si alternano nella stanza.
  3. Programma TEACCH: Metodo nato negli Stati Uniti negli anni 60 ed è stato elaborato per sviluppare nel paziente autistico abilità imitative, funzioni percettive, abilità motorie, comprensione e uso del linguaggio e gestione del comportamento. Il trattamento consiste in attività individuali e contestualizzate secondo alcuni criteri fondamentali.
  4. Comunicazione facilitata integrata: Questa metodologia promuove nel soggetto la consapevolezza di possedere ed utilizzare un linguaggio comunicativo aprendo nuove possibilità di intervento in ambito familiare, sia in quello educativo e sociale. L’apprendimento di una strategia di scambio permette inoltre all’ambiente di comprendere le dinamiche cognitive e psicologiche del soggetto, in modo da mantenere attivo uno scambio, altrimenti impoverito dalla difficoltà comunicativa.

 Accanto ai vari trattamenti che vengono messi in atto nei bambini, anche i genitori hanno la necessità di “essere presi in carico” attraverso, ad esempio, incontri di Parent Training volti all’acquisizione di informazioni e strumenti  specifici che potrebbero agevolarli nella gestione, nella relazione e nella cura del proprio figlio.

Anche il confronto con altri genitori che vivono la stessa esperienza, in situazioni di gruppo, potrebbe essere utile per poter capire come gestire al meglio la situazione. Infine, il ricorso al sostegno psicologico potrebbe rappresentare una risorsa per affrontare la vita accanto ad un bambino autistico, sia come genitori, sia come coppia sia come individui.

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