Madri Fucile – La strage alla scuola “Sandy Hook”

Madri Fucile – La strage alla scuola “Sandy Hook”
A cura del Dr. Antonio Rinaldi

 Venerdi 14 dicembre Adam Lanza uccide la propria madre nel sonno con quattro colpi di arma da fuoco in faccia e si dirige alla vicina scuola elementare “Sandy Hook” dove, entrato con un fucile da guerra e due pistole semiautomatiche, massacra venti bambini e sei adulti dipendenti della struttura.

Adam era affetto dalla sindrome di Asperger…

 

Su molti blog sulla rete e su numerosi giornali americani, si è scatenato un acceso dibattito sulla correlazione tra malattia mentale e potenzialità criminale, rischiando così di creare confusione ma soprattutto diseducazione nelle famiglie di bambini affetti dalla sindrome autistica.

Il disturbo di Asperger, rientra secondo il DSM-IV-TR nei cosiddetti Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, “caratterizzati da compromissione grave e generalizzata in diverse aree dello sviluppo: capacità di interazione sociale reciproca, capacità di comunicazione, o presenza di interessi e attività stereotipate” ed è definito una forma di autismo ad alto funzionamento.

Nell’autismo esiste un peculiare meccanismo di ricezione delle informazioni in entrata e di elaborazione attraverso una processazione caratterizzata da una iperlogica visione della realtà ed una interpretazione degli accadimenti che non vede come primo criterio di giudizio l’aspetto morale.

Se consideriamo l’educazione ed il senso morale un convenzionale adattamento dell’individuo alla società, un apprendimento del giusto modo di porsi che i familiari e gli stessi insegnamenti del vivere con gli altri modellano su ognuno di noi, visto la tipologia di pensiero alla base dell’essere autistico, possiamo considerare un soggetto affetto da questo disturbo una personalità anticonvenzionale per eccellenza.

Una convenzione come tutti quei precetti che stabiliscono ciò che “non si deve” o “si deve fare” è caratterizzata non tanto da una logica consequenzialità tra gli antecedenti di un fatto ed il fatto stesso, quanto dal carattere di consuetudine che contraddistingue la regola o l’istruzione da metter in atto.

La sindrome autistica vede una marcata compromissione dell’aerea comunicativa e relazionale che crea a sua volta una peculiare condotta comportamentale ricca di manierismi, rigidità e stereotipie.

Nell’autismo gli interessi appaiono infatti circoscritti e vissuti attraverso rituali e ripetizioni dalla esplicita funzione ansiolitica per il soggetto che li mette in atto; per la sopracitata deficitaria competenza comunicativa nella relazione, ciò che nel soggetto autistico diviene di fondamentale importanza al fine di trovar sicurezza e gestire i propri sentimenti quali l’ansia e l’angoscia è il riuscir a mantener più “controllabili” possibile le variabili ambientali, anche rispetto alle attività che lo stesso individuo mette in atto. La ricerca di una routinaria modalità e di evitamento di imprevisti risulta per un autistico l’escamotage per compensare difficoltà comunicative ed espressive dei propri stati d’animo rispetto ad una situazione.

Ciò che permette ad un soggetto affetto dal Disturbo di Asperger, solitamente caratterizzato da un QI sopra la norma riscontrabile in alcuni ristretti ambiti o materie per lo più a carattere scientifico-matematico, di eccellere in alcuni campi è proprio questo aspetto di fissazione esclusiva, dai precisi confini del target, che lo rende un geniale esperto.

Riassumendo, la difficoltà di espressione comunicativa e di condivisione con gli altri e la rigidità del pensiero e l’atipicità della condotta comportamentale sono nell’autismo in una correlazione di diretta proporzionalità.

Adam, il secondo dei due figli dei coniugi Lanza, descritto dai compagni di classe, dagli insegnanti e dai vicini di casa come un silenzioso genio, vestiva da sempre, differentemente dai coetanei ,in maniera elegante, con bizzarri accessori come una valigetta nera al posto dello zaino; Adam successivamente al divorzio del 2009 dei propri genitori e al trasferimento a New York del fratello maggiore, viveva solo con la madre in una immensa casa ai margini del bosco, a Newtown nel Connecticut, occupando un intero piano sotterraneo (senza finestre), tappezzandolo di poster e raffigurazioni di armi e accessori militari.

La maggior parte del tempo infatti Adam lo trascorreva sul pc con giochi di guerra e grazie ad essi (dichiara l’idraulico della famiglia Lanza) “conosceva qualsiasi tipo di arma da fuoco dalle più storiche alle più recenti”.

Se ci limitassimo a questo semplice profilo, creeremmo una diretta ed errata correlazione tra patologia e pericolosità; invece Nancy, la madre di Adam, con la passione delle armi e appartenente al movimento del “prepperismo”, ovvero con la convinzione di doversi accaparrare cibo e armi in vista di una imminente fine del mondo, con una collezione da guerra tra fucili e pistole semiautomatiche, cresceva da anni il ragazzo comunicandogli che riuscir ad usare un’arma sarebbe stato un segno di matura responsabilità, istradandolo al loro uso come una sorta di terapia educativa.

come riferiscono le persone più vicine alla famiglia, Adam che non pronunciava parola se non nei casi estremi a monosillabe, non era mai visto in compagnia di qualcuno e parlava solo grazie alla voce di sua madre, che interpretava e rispondeva al posto suo o si rivolgeva a lui ripetendo domande o espressioni che altri avevano pronunciato inutilmente nei suoi confronti.

Adam da tutti ricordato come un timido silenzioso genio, pur passando molte ore sulla rete, non aveva un profilo su facebook, rifiutava di venir immortalato dalla macchina fotografica nelle foto scolastiche, lasciando così ben poche orme nella propria vita, se non una enorme scia di sangue, con un gesto tanto cruento ed efferato quanto probabilmente profondo e silente era il suo malessere.

La madre Nancy risultava a tutti gli effetti l’unico canale sociale per Adam, il quale sempre più, con il passar del tempo, si era ritagliato un mondo nel quale non incontrar persone, lontano dagli sguardi, dalle aspettative, dalle occasioni di coinvolgimento e scambio comunicativo, in casa al piano più buio, senza finestre sul mondo circostante, solo, con i suoi giochi violenti, di guerra, con i quali sfogare ciò che nessuno poteva saper e capire dalle parole scelte da sua madre.

Una fusione diadica tra madre e figlio, tanto profonda quanto malata nel meccanismo di incomprensibile dipendenza, alimentata da sentimenti di sfiducia nel mondo, nei rapporti tra le persone, nella paura e nel dolore del dover viver soli senza certezze e senza amore, destinata a finire con l’estremo gesto di liberazione di un ragazzo, il cui processo di individuazione è coinciso con la più drastica soluzione, allontanando la madre, uccidendola con quattro colpi in faccia mentre dormiva, seguita da una imminente mossa suicida che di fatto tendeva ad un immediato ricongiungimento.

Negli ultimi giorni prima di morire, la madre Nancy aveva comunicato a più persone la sempre più crescente difficoltà di gestire da sola il figlio, ormai da lei stessa definito come un fantasma, silenzioso e scuro, ipotizzando un suo internamento in una struttura psichiatrica; per Adam sempre più apertamente criticato dalla madre, quella minaccia di allontanamento, di colpo trasformò quell’unico suo appiglio al mondo che da anni aveva costituito per lui la figura della madre, nel più lacerante tradimento, in un angosciante incubo, quella bocca che da sempre parlava per lui, che gli faceva largo tra gli altri, evitandogli quei fastidiosi contatti sociali, che diceva di proteggerlo, adesso chiedeva aiuto al mondo tanto nemico per Adam, rompendo un’alleanza vitale per il ragazzo, per crearne una a lui estranea, per lui mortale, fonte di panico, sofferenza e tanta, tanta rabbia.

Per i soggetti autistici, che pur essendo altamente sensibili risultano spesso non così esperti nel comunicare e nel saper leggere emozioni attraverso una mimica facciale, la tipica difficoltà è riuscire a dimostrare empatia nei confronti degli altri, rimanendo apparentemente in superficie rispetto alla profondità emotiva di un accadimento, allo stato d’animo conseguente o antecedente, soffermandosi nell’espressione, alle emozioni cosiddette primarie come ad esempio la rabbia.

Quelle stesse armi, che per il movimento a cui apparteneva la madre di Adam, erano il principale mezzo per raggiunger la salvezza, son divenute per Adam, un ragazzo con una grave compromissione della capacità comunicativa e relazionale dalla predisposizione a ricercar sicurezza nella rigidità di una condotta comportamentale, l’unico mezzo di espressione comunicativa del proprio sé, del proprio disagio, dei propri bisogni.

La madre Nancy aveva lavorato per due anni alla scuola materna proprio con quei bambini che adesso nella prima classe elementare son caduti sotto i colpi incessanti di Adam.

Adam li riteneva esser stati amati da sua madre più di quanto lo fosse stato lui, ed adesso che aveva saputo che lei lo avrebbe di lì a poco abbandonato, ne aveva avuto conferma, divenendo così per lui, dopo la madre il secondo e diretto bersaglio del suo odio.

Per la crudele forma di accanimento sui corpi sia della madre sia dei bambini, potremmo considerare la presenza di un fenomeno di “overkilling”, ovvero un eccesso di violenza non tanto finalizzata all’uccisione quanto all’espressione di disprezzo e condanna che solitamente caratterizza gli omicidi familiari; a maggior ragione questo aspetto sembrerebbe confermare l’identificare nei bambini da parte di Adam esclusivamente un prolungamento di quello che rappresentava la tanto amata madre.

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