Neuroni Mirror, una nuova comprensione
A cura della Dott.ssa Chiara De Giorgi
Nel 1991 un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova guidato da Giacomo Rizzolatti scoprì, nel mentre di alcuni studi sulla corteccia premotoria della scimmia, un sorprendente set neuronale che si attivava sia quando un atto era semplicemente osservato sia quando un atto era effettivamente eseguito.
Questa classe di neuroni visuomotori premotori, riscontrati nella parte rostrale della corteccia ventrale premotrice delle scimmie, suggerì la grandiosa idea che l’azione osservata, combinata con quella eseguita, permette la comprensione delle azioni prodotte dagli altri, in quanto l’attivazione dei neuroni specchio consente di creare una rappresentazione interna di ciò che stiamo osservando.
Sono stati riscontrati diversi tipi di neuroni mirror che codificano per atti specifici, i più importanti, a livello sociale sembrano essere quelli relativi al circuito oro-facciale, comprendenti quindi gli atti comunicativi e le espressioni facciali.
Essi sono considerati importanti perché permettono un accesso completo verso l’esperienza altrui, implicando non solo una partecipazione diretta ma, rendendo il corso delle informazioni sociali non unidirezionale bensì circolare, andando a creare, citando Stern, quella matrice di intersoggettività che assicura una piena comprensione del mondo e degli stimoli a cui siamo continuamente esposti.
Nel 1995 attraverso la stimolazione magnetica transcranica ( tecnica non invasiva che opera attraverso una stimolazione elettromagnetica del tessuto cerebrale), Giacomo Rizzolatti, Luciano Fadiga, Leonardo Fogassi, Giovanni Pavesi dimostrarono l’esistenza dei neuroni mirror anche nell’uomo, specificamente nella porzione rostrale anteriore del lobo parietale inferiore, in quello posteriore del giro frontale inferiore, nel solco temporale superiore e nella corteccia pre-motoria dorsale.
Successivamente, in uno studio Fadiga e colleghi, ottennero alcuni MEP interessanti. Nello specifico i MEP sono dei potenziali motori che sono evocati attraverso la stimolazione magnetica transcranica e studiano la funzione delle vie motorie, quindi come l’attivazione dei neuroni motori arriva fino ai muscoli . Lo stimolo è di natura magnetica , viene somministrato sul capo e la registrazione delle risposte avviene tramite elettrodi di superficie posizionati sui muscoli degli arti superiori (potenziali evocati motori degli arti superiori) o degli arti inferiori (potenziali evocati motori degli arti inferiori).
I MEP rilevati da Fadiga, derivarono dalla stimolazione della corteccia motoria sinistra durante l’osservazione di atti transitivi (azioni finalizzate) e intransitivi (senza oggetto e scopo): i risultati ottenuti evidenziarono che a differenza dei neuroni mirror nella scimmia, quelli dell’uomo non solo codificano per entrambi i tipi di atti ma selezionano anche il tipo d’atto e la sequenza di movimenti che lo compongono, (permettendo l’apprendimento per imitazione) e non necessitano di un’effettiva interazione con gli oggetti, attivandosi anche se l’azione è semplicemente mimata.
Entrambe le specie condividono e conservano l’input visivo che avvia tutto il circuito.
In questi termini, non appena vediamo compiere un atto o una sequenza d’atti essi acquistano un significato determinando uno spazio d’azione condiviso, all’interno del quale ogni cosa è compresa senza nessuna esplicita “operazione conoscitiva”.
La comprensione del mondo e il meccanismo di interazione con esso non riguarda solo la sua fisicità ma anche il suo aspetto emotivo, empatico e la capacità di condividerlo.
L’era aperta dai neuroni mirror negli ultimi due decenni, non ha esclusivamente comportato una trasformazione concettuale del sistema motorio ma ha soprattutto permesso nuovi approcci alle patologie più controverse, più difficili e anche più dispendiose a livello sociale, come ad esempio la sindrome autistica.
Il sistema dei neuroni mirror opera attraverso il meccanismo citato prima, al quale Vittorio Gallese, neuroscienziato italiano e collaboratore del gruppo di Rizzolatti, ha dato il nome di consonanza intenzionale. Esso è alla base dell’intersoggettività e la sua integrità è un requisito fondamentale per il normale sviluppo sociale e che sembrerebbe altamente deficitaria nell’autismo.
È risaputo che i bambini autistici mostrano fin da subito scarse o addirittura assenti capacità cognitive indispensabili per stabilire legami con gli altri. Non sono in grado né di orientarsi seguendo le indicazioni altrui, né di condividere l’attenzione e, ancora più grave non riconoscono le emozioni e le espressioni facciali mancando quindi, di una vera e propria attivazione empatica.
L’ipotesi avanzata recentemente è che l’autismo in sé sia dovuto ad una disfunzione del sistema mirror il quale impedisce di stabilire un’equivalenza motoria tra sé e la persona da imitare.
Uno studio di Dapretto (Dapretto et al., 2006) ha evidenziato come nei soggetti autistici durante l’osservazione e l’imitazione di espressioni facciali emotive vi sia una ipoattivazione del sistema mirror premotorio e anche dell’amigdala, dell’insula e della corteccia orbitofrontale, deputate difatti al riconoscimento delle emozioni.
Diversi sono ormai gli studi intrapresi per confermare questo nuovo approccio capace di dotare di senso non solo l’intera sintomatologia autistica ma anche di fornire ad essa un vero e proprio substrato neurologico sul quale si spera in futuro di poter direttamente operare.
Se dovesse dimostrarsi vera l’affermazione fatta da Vilayanur S. Ramachandran che i neuroni specchio sono per la psicologia ciò che il DNA è stato per la biologia, la scoperta fatta nei due decenni appena trascorsi sarà la strada maestra verso la costruzione di quei pilastri portanti che tutt’ora mancano nei diversi studi psicobiologici e che si accingono a spiegare i costituenti anatomo-fisiologico di tutta l’attività mentale.
Bibliografia
- Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigallia So quel che fai Il cervello che agisce e i neuroni specchio Raffaello Cortina Editore
- Giacomo Rizzolatti • Maddalena Fabbri-Destro Mirror neurons: from discovery to autism Exp Brain Res (2010) 200:223-237
- Justin H.G. Williams Self–Other Relations in Social Development and Autism: Multiple Roles for Mirror Neurons and Other Brain Bases
- Dapretto, M., Davies, M. s., Pfeifer, J. H., Scott, A. A., Sigman, M., Bookheimer, S. Y., et al. (2006). Understanding emotions in others: Mirror neuron dysfunction in children with autism spectrum disorders. Nat Neurosci, 9(1), 28-30











