Psiconcologia: dalla parte del paziente

Il significato della malattia oncologica: dalla parte del paziente
A cura della Dott.ssa Erika Cialdi

La psico-oncologia è una disciplina che si occupa di due argomenti:

1) l’impatto psicologico e sociale del tumore sui pazienti, sulle loro famiglie, e sull’équipe curante;

2) il possibile rapporto dei fattori psicologici in relazione alla sviluppo del cancro e alla prognosi.

Quì approfondirò il primo punto e, in particolare, il grave impatto che la malattia ha sull’equilibrio psicologico della persona, con l’intenzione di fornire informazioni utili alle persone affette da una patologia oncologica in primis, senza tralasciare i loro familiari e amici, e gli operatori del settore (psicologi, medici, infermieri).

La diagnosi di cancro può generare reazioni molto differenti e imprevedibili: da un vero e proprio shock iniziale si può passare a emozioni quali disorientamento, angoscia, rabbia, vissuti di incredulità, impotenza e senso di colpa. La modalità psicologica di rispondere ad una diagnosi di cancro può dipendere da più fattori:

Il significato personale della malattia: che cosa rappresenta la malattia per questa persona? Essa può suscitare sensazioni di minaccia, perdita, punizione. Ma per alcuni può rappresentare anche una sfida da superare, un’esperienza di crescita.

Età: un paziente giovane potrebbe essere più impreparato ad affrontare una malattia rispetto ad una persona anziana, che ha raggiunto molti obiettivi di vita e potrebbe quindi accettarla in modo più sereno. Ma questo è relativo, ed è da mettere in discussione e in relazione con molti altri aspetti: ad esempio l’aver dovuto affrontare altri lutti, la solitudine, le caratteristiche di personalità possono influenzare notevolmente il modo di rispondere allo shock iniziale.

Genere: nella pratica clinica è stato osservato che le donne riescono a descrivere più in termini psicologici i loro problemi, e sono più realistiche; mentre gli uomini tendono più a negare i problemi psicologici parlando di questioni pratiche.

Cause malattia: le reazioni possono essere diverse se nelle concause di malattia si riscontrano ragioni esterne (es. contatto con l’amianto), o interne (legate a comportamenti come il fumo), e molto dipende da come queste cause vengono lette e costruite dalla persona.

Rapporto con i curanti: si struttura dal sospetto diagnostico, passa per la delicata fase della comunicazione della diagnosi e prognosi, e si protrae per tutto il tempo delle cure.

Il precedente livello di adattamento del paziente di fronte ad altre situazioni critiche.

Personalità: tra le caratteristiche che possono aiutare ad affrontare la malattia (reazione attiva) ci sono il prendere la responsabilità su di sé del proprio stato di salute (come colui che vuole occuparsi in prima persona della propria malattia, che cerca di apportare cambiamenti al proprio stile di vita), la capacità di essere flessibili, il riuscire ad appoggiarsi agli altri, l’essere realisticamente positivo (tipico di chi riconosce i rischi ma è in grado di valutare anche gli aspetti positivi, come poter passare più tempo con la famiglia, riscoprire i valori importanti). L’altro tipo di reazione, detta ”reazione passiva”, è al contrario caratterizzata da vissuti di impotenza e disperazione. E’ la reazione tipica di chi si affida nelle mani del curante in tutto e per tutto, senza chiedere, senza informarsi, in balia del destino.

Esperienze precedenti di malattia: una persona reagirà in modo diverso se è a conoscenza di persone che hanno affrontato in modo positivo la malattia, o se hanno visto morire di cancro amici o parenti.

Condizioni sociali/rapporti familiari: come per ogni evento stressante, anche nella malattia il supporto sociale percepito è importante per affrontare le difficoltà pratiche e psicologiche. La famiglia fornisce il contesto adattivo nel quale la persona con il cancro risponde alla malattia, predispone la cornice di questa esperienza. Tuttavia essa stessa è intensamente colpita dalla malattia. Ciò significa che le preoccupazioni e l’angoscia di morte sono presenti da entrambe le parti; se queste emozioni vengono riconosciute e gestite possono aprire un dialogo insostituibile tra famiglia e malato, ma se non condivise possono dar luogo ad incomprensioni e chiusura. Un esempio può essere la tematica della comunicazione della prognosi: quanti familiari chiedono ai curanti di non dire tutta la verità al paziente, (o più raramente, viceversa), mentre entrambi sono perfettamente consapevoli di ciò che accadrà?

Credenze religiose: può succedere che persone religiose mettano in crisi il loro credo, o quelle non credenti cerchino una fede a cui far riferimento. In ogni caso il percorso di malattia mette di fronte alle domande esistenziali dell’uomo, quindi per molti può essere importate, al di là dell’appartenenza o meno ad una fede religiosa, iniziare un percorso spirituale personale.

I modelli psicodinamici di reazione al cancro si rifanno ai meccanismi di difesa. La persona li mette in atto per conservare la propria organizzazione e adattamento alla realtà, e per proteggersi dall’ansia. Essi possono risultare positivi, quando il loro funzionamento favorisce l’elaborazione di utili strategie di adattamento alla malattia, negativi quando favoriscono comportamenti disfunzionali. Tra i principali meccanismi di difesa posso essere citati:

  • negazione: viene messa in atto per cercare di sfuggire a stati d’animo di sofferenza, negando la realtà spiacevole che ha provocato lo stato di disagio. Nonostante la persona sia stata informata, nonostante i sintomi, viene negata l’evidenza. Può risultare utile per proteggersi in momenti critici o verso aspetti particolari della malattia, diventa problematica quando persiste in modo totalizzante e non dà modo alla persona di adattarsi alla nuova situazione, di elaborarla ed affrontarla.
  • proiezione: la persona attribuisce ad altri sentimenti non riconosciuti come propri: ad esempio può attribuire la causa di sentimenti quali rabbia e/o frustrazione (che in realtà prova a causa della malattia) all’ambiente, in particolare proiettando questi sentimenti negativi su familiari e curanti.
  • regressione: è la tendenza a mettere in atto modelli di comportamento appartenenti a precedenti stadi dello sviluppo. La persona malata può sviluppare atteggiamenti di dipendenza e richieste di rassicurazione nei confronti dei propri familiari o dei curanti per difendersi dall’ansia. Entro un certo limite, può favorire la compliance terapeutica.
  • razionalizzazione: il paziente controlla il proprio disagio emotivo distanziandosene e focalizzandosi su un piano logico e razionale; è la persona che chiede continui chiarimenti clinici, cerca informazioni, parlando si sé e della propria malattia si riferisce solo al suo corpo e ai suoi sintomi e mai alla sfera emozionale.

Questi vissuti, queste reazioni di adattamento al trauma conseguente alla diagnosi possono considerarsi normali e comprensibili.

Quando può essere utile un sostegno psicologico allora? Quando la persona si sente bloccata in una fase in modo disadattivo, quando non percepisce vie di uscita, quando cade in una grave depressione, quando non sa come affrontare questo evento. E comunque, in ogni caso, quando si sente intrappolato in un periodo di “crisi”, in cui avverte che le risorse personali ed esterne, anche se presenti, non sono più sufficienti per far fronte alle difficoltà. Sarebbe auspicabile poter avere la possibilità di essere accompagnato da uno specialista del settore lungo tutto il percorso di malattia, dal momento del sospetto diagnostico in poi.

Bibliografia

  • Barraclough J., 2001 –  Cancro ed emozioni – Centro Scientifico editore
  • Morasso G., Tomamichel M., 2005 – La sofferenze psichica in oncologia – Carocci Faber

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