La presunta sindrome di alienazione parentale

La presunta sindrome di alienazione parentale
a cura del Dr. Andrea Mazzeo

Il titolo di questo articolo riprende quello del libro di due psicologhe spagnole, Sonia Vaccaro e Consuelo Barea nel quale viene svolta una completa analisi del lavoro di Gardner mostrando le carenze scientifiche e l’inconsistenza della sua teoria. Testo imprescindibile per chiunque voglia occuparsi seriamente della questione.

Del resto, per qualsiasi operatore delle discipline psy, il solo fatto che questa sindrome non sia mai stata presa in considerazione dalle principali classificazioni scientifiche internazionali (DSM dell’APA e ICD dell’OMS), né, nonostante le pressioni, sia entrata nel recentissimo DSM-V dovrebbe essere sufficiente a diffidarne, senza bisogno di spendere ulteriori parole su di essa.

Nel corso di un convegno che si è svolto a Firenze nel 2012, presso la sede dell’Ordine dei Medici, ho avuto modo di relazionare sul fatto che dal punto di vista medico questi concetti non possono essere assimilati né a una malatia né a una sindrome, né i cosiddetti otto sintomi possono essere assimilati a ciò che si intende per sintomo in medicina; il lavoro è confluito in un e-book disponibile in rete. Ad avvalorare questo orientamento sono giunti verso la fine del 2012 il parere del Ministro della Sanità, la dichiarazione della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, la dichiarazione della Società italiana di pediatria, e, più recentemente, il parere dell’Ordine degli psicologi della Regione Lazio, tutti di segno negativo.

Ma non è solo questione di sindrome o non sindrome, è proprio il concetto di alienazione genitoriale che va messo in discussione; non è possibile che, nel corso di una separazione o successivamente ad essa, di fronte al rifiuto, o comunque alla difficoltà di un figlio di frequentare un genitore, spunti ancora fuori questo concetto che nella sostanza significa: il figlio è stato alienato dall’altro genitore, cioè sono tutti e due matti e quindi non credibili.

La psichiatria sistemica ci insegna che tutte le relazioni sono circolari, quindi, ad es., il comportamento di A è conseguenza del comportamento di B e viceversa; stabilire la punteggiatura è arbitario, chi ha più potere stabilisce la punteggiatura, definisce cioè la natura della relazione. Nell’ottica sistemica, quindi, il comportamento di rifiuto del figlio può anche essere letto in termini di inadeguatezza genitoriale del genitore rifiutato ma quasi mai accade; questo perché chi ha potere nella relazione genitore-figlio stabilisce la punteggiatura e in questo modo definisce la relazione.

Personalmente trovo sconcertante che operatori chiamati a dirimere la questione non riescano a dare questa lettura sistemica pur richiamandosi, nella premessa delle loro CTU, al modello sistemico come quello di riferimento; o non lo conoscono o sono in malafede. Mai, in queste vicende, viene esaminata la personalità del genitore rifiutato, i suoi comportamenti; c’è una sorta di cecità selettiva che porta i tecnici a non vedere il comportamento del genitore rifiutato e una sorta di sordità selettiva nel non voler ascoltare quello che dicono i bambini sul genitore rifiutato. Il tutto nel nome del ‘superiore interesse del minore’.

Mai espressione fu più ipocrita di questa; la tutela dell’interesse del minore comincia proprio dal suo ascolto e dal rispetto della sua volontà. Le decisioni giudiziarie assunte, molto spesso, sono contrarie proprio all’interesse del minore che si dice di voler tutelare, comprimono i suoi diritti, lo privano di parola e volontà, lo riducono a mero oggetto della disputa degli adulti. Lo strumento principe per privare il minore di parola e volontà è appunto il concetto di alienazione genitoriale: se un bambino è ritenuto alienato, cioè pazzo, che valore hanno le sue parole? Che valore ha la sua volontà?

La teoria della PAS, con tutto quel che ne consegue, fa arretrare la psichiatria, e in generale le discipline psy, agli anni precedenti la legge 180, quando la parola dei degenti negli ospedali psichiatrici non aveva nessun valore, quando sulla base di una diagnosi psichiatrica il soggetto perdeva i diritti civili e veniva interdetto d’ufficio.

Forse è ora di smetterla con queste misteriose alchimie, strani incantesimi avrebbe detto Foucault, che servono solo ad eliminare le voci del dissenso da un concetto di bigenitorialità che discende ancora dall’arcaico potere patriarcale sulla famiglia e non dalla moderna concezione di responsabilità genitoriale.


 

NOTE BIBLIOGRAFICHE

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4 Responses

  1. Dott.ssa Pagliari Barbara scrive:

    Sono assolutamente d’accordo nel mantenere il focus della CTU sull’ascolto imparziale e professionale del bambino, in quanto è indispensabile tenere in considerazione il suo parere. Non sono d’accordo sul definirlo “pazzo” nell’ipotesi di un’alienazione: come molti studi hanno confermato, la veridicità delle parole di un minore è assai facilmente confutabile, inoltre la sua volontà non è ancora matura (dipendentemente anche dell’età di sviluppo della corteccia) e logicamente farà affidamento sul caregiver o chi per essi nel prendere le sue posizioni; far quindi rientrare il suo comportamento nell’ambito della patologia intesa in senso psichiatrico mi sembra esagerato, anche perchè qui si parla di un problema a livello relazionale e non di una malattia mentale.
    Sicuramente ci sono varie correnti di pensiero riguardo alla PAS (come in ogni dibattito scientifico che si rispetti), alcuni ne sono favorevoli e altri meno; di sicuro la ricerca scientifica dovrà impegnarsi a validare o confutare questo “apparente” disturbo relazionale, ma per ora si può solo dire che il DSM-V si trova a metà strada tra le due posizioni, facendolo rientrare al suo interno, ma ancora dalla porta di servizio.
    https://www.nationalparentsorganization.org/blog/20972-limited-definition-of-parental-alienation-syndrome-included-in-dsm-v

    Ps vorrei far notare infine come in questo articolo vengano citati i pareri contrastanti alla PAS dei medici e non degli psicologi: il riferimento bibliografico all’Ordine degli Psicologi del Lazio mi pare di leggere sia solo un comunicato stampa rispetto a una vicenda specifica (su cui si dovrà fare chiarezza), riportante la definizione della PAS della Corte di Cassazione, quindi della magistratura, che giustamente richiede rassicurazioni scientifiche al riguardo

  2. savi scrive:

    Ed ecco la delirante (delusional) di rito — la Dott.ssa Pagliari Barbara.

    — dove ha imparato cosa sia scienza e non-scienza (metafisica, teologia, ecc.)?
    — di sicuro e’ un’esperta ‘augura’ del tempo romano che fu: osserva le frattaglie di qualche uccello in voga, e voila’ che sputa la sentenza che la PAS e mezzo fuori e mezzo dentro il DSM.
    — se veramente crede in questa cavolata ‘solomonica’, che scriva le motivazioni, in calce, e io le trasmettero’ al board del DSM 5 per farle arrivare una risposta.
    — comunque si vede che il nuovo ‘Padrino’ (USA) della PAS che guida il plotone di pasisti italioti ha ancora proseliti.
    — Psichiatri e psicologi? La disciplina di psichiatria — quella che vale a livello internazionale — la psicologia, specialmente quella di stampo italiota, nemmeno se la caga. Sono due discipline diverse — be’ almeno la psichiatria e’ una disciplina che sta fiorendo e esplodendo. La psicologia italiota? Chi vuole rispondere risponda …
    — Ma questa Dott.ssa Pagliari Barbara sa che il Dio Richard Gardner, che mai fu professore alla Columbia University, ma fu volontario non-retribuito, fu espulso dalla Columbia (mai metterci piede) perche’ la Facolta’ di PSichiatria (nel fatidico 1985) lo dichiaro’ ‘unfit’ — un incapace totale per quando riguardava il ‘pensare in modo scientifico’? Cioe’ era un idiota totale da un punto di vista teorico e concettuale ed era banale nella sue capacita’ metodologiche e statistiche.

    Just saying … e dell’Associazione degli psicologi del Lazio — o quel che si voglia — la scienza non e’ democratica … l’accumulo di voti di associazioni ha zero’ valore. Chi se frega di cio’ che questi del Lazio o di qualsiasi regioni pensano e dicono.

    Quindi — che questa Dott.ssa Pagliari Barbara scriva le sue credenze sulla PAS, psicologia, e psichiatria, ed io la inoltro al Board del DSM 5. Se poi vuole credere a cio’ che il Padrino Bernet e la sua gang italiota, con alcune mezze tacche USA, mantengono, bene … libera di far quel che vuole. Ma non scriva cavolate.

    Sicuramente ci sono varie correnti di pensiero riguardo alla PAS (come in ogni dibattito scientifico che si rispetti), alcuni ne sono favorevoli e altri meno; di sicuro la ricerca scientifica dovrà impegnarsi a validare o confutare questo “apparente” disturbo relazionale, ma per ora si può solo dire che il DSM-V si trova a metà strada tra le due posizioni, facendolo rientrare al suo interno, ma ancora dalla porta di servizio.

  3. Mauro scrive:

    Io non ho tanti paroloni. So solo che sono un padre divorziato e si parla il 99 % delle madri e dei figli. A noi padri si da pochissima importanza. Sembra quasi che sia più importante il seme che ha generato il figlio che la figura del padre. Bisogna finirla con questo pensiero. ESISTIAMO ANCHE NOI PADRI!

  4. Mikael Blomkvist scrive:

    Solo una domanda per il dottor Mazzeo… Non sono certo di aver capito la frase conclusiva del suo scritto (probabilmente per colpa mia). Lei dottor Mazzeo è contrario al concetto stesso di bigenitorialità “tout court” ? O soltanto a “un certo tipo” di concetto di bigenitorialità, quello che in realtà maschera la visione maschile antica, prepotente, padronale?

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