Sogni agitati

escherCorro in una pineta guardando a terra i miei piedi calpestare le foglie, sono affaticata e penso di arrivare in ritardo. Mi ritrovo su una strada molto trafficata, faccio l’autostop, salgo in una macchina con una coppia. Mi portano dove devo andare: a trovare un ragazzo che realmente conosco che è realmente ricoverato in ospedale psichiatrico (questo ragazzo lo conosco solo di vista e ho saputo x caso che è ricoverato lì). Arrivo a destinazione, ma non so bene dove si trovi, il ragazzo che guida mi fa telefonare al ragazzo che devo andare a trovare, dicendo che mi aspetta che risponda. Lui mi risponde e mi dice di vederci sotto la chiesa. Scendo dalla macchina, lo vedo, poi lo perdo di vista man mano che mi avvicino, e vedo tanti ragazzi e ragazze, sembra una scuola o un università, più che un ospedale. Rivedo questo ragazzo e lo raggiungo. Esco dall’ospedale che è buio, salgo nella mia macchina. Una donna batte sul vetro con la borsa e si dimena. Apro lo sportello e mi aggredisce con la borsa e urla contro di me, ma io so che non ce l’ha con me. Per bloccarla le metto i piedi sulle sue spalle, ma non riesco a bloccarla. Penso a come uscire: provo a farci conoscenza in senso amicale, mi faccio addirittura portare a aprire il cancello, intanto lei si è calmata. Esco dall ospedale con la mia macchina. Mi ritrovo nel locale che frequento la sera, ma con aspetto diverso, ed incontro il ragazzo con cui mi sto frequentando che passa con la sua ragazza (che in realtà nella vita non ha, perché è single), e mi pare di conoscerlo ma non ricordo bene chi sia anche se ho la vaga sensazione che sia lui, e sento di averci avuto a che fare nel passato, ma penso che per non ricordarlo bene non deve essere stato così importante. Provo fastidio nel vederlo con la sua ragazza. Questa ragazza somiglia ad una reale ragazza che fa volontariato con me. Proseguo, salgo le scale e incontro sempre lui ma vestito diversamente, è solo e aspettava me. Ora capisco che è la stessa persona che ho incontrato poco fa  ma al contempo è un altro, è quello che conosco io. E c’è questo sdoppiamento di questa persona che nel secondo incontro mi fa capire chi fosse il primo incontrato. Fine. Sarei grata se qualcuno riuscisse a darmi qualche indicazione, non ricordo spesso i sogni, ma questo mi ha colpito. Ringrazio anticipatamente. (Sandra)

 

Risponde il Dr. Jacopo Campidori

Salve Sandra

Secondo Freud l’interpetazione dei sogni è la via regia per accedere all’inconscio. Lo psicanalista Giampaolo Lai aggiunge però che non è possibile interpretare il sogno vero e proprio, ma solamente il suo racconto. Questo perchè il solo raccontare un sogno comporta delle distorsioni del materiale originarario: vengono utilizzati i dettagli che il sognatore è in grado di rievocare, trasformandone altri, e aggiungendone di nuovi, utilizzando un procedimento da svegli per tutto identico a quello utilizzato durante l’attività onirica. Il sogno stesso viene stravolto. Per questo Lai sostiene che il racconto del sogno è un nuovo sogno a tutti gli effetti.

Non sono io uno psicoanalista, ma in qualche modo condivido questo pensiero. E in linea con questi principi ritengo che, nell’analizzare un sogno scritto, sia decisamente importante il piano linguistico, le parole che vengono scelte per raccontarlo,  il ritmo che viene utilizzato, le immagini evocate, oltre alle sensazioni personali che in me evocano.

Premetto che non si può interpretare un sogno a scatola chiusa, ma è necessario conoscere il sognatore, parlarci assieme, analizzare il sogno in sua presenza. L’interpetazione dei sogni è una tecnica che utilizzo in seduta se lo ritengo utile ai fini del percorso terapeutico: il sogno viene raccontato, analizzato, vengono fatte domande, aggiunti dettagli, si ascoltano le emozioni, i sentimenti, fino a trovare significati là dove inizialmente sembravano esserci solo punti interrogativi. Questo per dire che il massimo che posso fare in questa sede è solo esprimere delle mie idee personali, delle ipotesi, pure speculazioni che non hanno alcuna presunzione di verità (a questo proposito consiglio di leggere il mio articolo sull’interpretazione dei sogni ).

Non potendo essere quindi esaustivo, cercherò di dare solamente alcune indicazioni, come richiesto, riferendomi a due particolari che hanno attirato la mia attenzione nella letture del racconto di questo sogno.

Il primo particolare riguarda il “mood” dell’intero sogno: questo senso di frenesia, il ritmo incalzante, sincopato, caotico, la scelta delle immagini, il passare da un luogo all’altro, il carosello di persone, l’urgenza, la fretta, il dover andare in un posto per incontrare una persona, l’uscire, il rientrare, l’essere aggrediti, lo scapicollarsi a destra e sinistra. Perchè questa fretta? Questo precipitarsi degli eventi? Cos’è che agita Sandra? Mi viene da pensare che stia attraversando un periodo di forte inquietudine. Come se ci fosse il pensiero costante di non essere in grado di tenere tutto sotto controllo, come se troppi impegni, troppi doveri (soprattutto doveri), troppe situazioni stressanti si fossero accumulate e si trovasse ora nella condizione di non essere più  in grado di gestire tutto. La sensazione che ho provato, e ripeto, è solo una mia sensazione, è quella di tenere in piedi un castello di carte che rischia di cadere da un momento all’altro. Ma è così necessario tenere tutto sotto controllo? Che succederebbe se si decidesse di lasciar cadere quel castello di carte così perenemente in bilico?

E a questo punto eccoci al secondo particolare che mi è saltato agli occhi. Il ragazzo con cui cui Sandra si frequenta. Arriva con la sua fidanzata, nonostante nella vita reale sia single. Una donna aggredisce Sandra. Che sta succedendo? Possibile che ci siano delle paure legate a qualcosa di passato, di trascorso, qualcosa di mai elaborato, relegato negli abissi dei ricordi, che non smette di far sentire la sua presenza? Forse una delusione d’amore? Forse qualcosa che in passato l’ha fatta soffrire e che non la permette di lasciarsi andare ad una nuova relazione? Tanto da spingerla sulla difensiva, per timore di  precipitare nel vuoto,  e farsi male.

Ripeto, sono pure speculazioni. Se fossimo in studio potrei farle molte domande, camminarle accanto per aiutarla a dare un volto a questo sogno senza identità. Ma non ci è possibile, e l’unica cosa che posso fare è limitarmi a lanciare qualche input, come una manciata di coriandoli, nella speranza che contribuiscano ad accendere qualche lampadina.

E’ possibile in un momento di stress prendersi un momento per noi stessi? E’ possibile mettere a freno impegni e doveri per ritagliarsi un angolo di spazio in cui respirare? E’ possibile provare a lasciarsi andare nelle relazioni, mettersi in gioco, arrischiandosi a camminare senza protezioni, nonostante la costante paura di cadere nel vuoto e farsi male?

Spero di esserle stato d’aiuto almeno un poco e che questi pochi input possano aiutarla a porsi delle nuove domande, ma soprattutto a trovare quelle risposte che non era in grado di trovare.

Grazie di avermi scritto,
Dott. Jacopo Campidori, psicologo – psicoterapeuta

 


dr.campidoriJacopo Campidori, Psicologo e Psicoterapeuta di orientamento Cognitivo-Costruttivista. E’ nato nel 1978 a Firenze, dove attualmente vive e lavora. Direttore della rivista on-line di Psicologia “GliPsicologi.info“. Pratica la libera professione (terapia individuale con adulti, adolescenti e di coppia) presso il suo studio a Firenze.

Per appuntamenti o informazioni:
Studio: Firenze, via Cavour 64.
Tel.: 333 – 68 46 701
E-mail: jacopo.campidori@glipsicologi.info

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