Cos’è un attacco di panico?

Dr.ssa Chiara de GiorgiCos’è un attacco di panico?
A cura della Dott.ssa Chiara De Giorgi

Anna è a teatro, una serata come tante, con il proprio compagno, come ogni venerdì sera. Ad un certo punto comincia a sperimentare un’intensa paura, senza un motivo apparente, caratterizzata da intense sensazioni fisiche, per una durata di dieci minuti circa.

Immaginate di essere in un luogo, uno qualsiasi, uno che magari frequentate con regolarità. Immaginate che all’improvviso questo cominci ad apparirvi soffocante, senza via di fuga, e che ad un tratto iniziate a temere per la vostra vita. Immaginate di percepire inspiegabilmente una minaccia ignota, invisibile. Il cuore inizia a battervi forte, vi sale l’angoscia, la paura, vi sembra di non poter più respirare e di perdere il controllo, avvertite le vertigini, vi tremano le mani, e state sudando. Immaginate che vi accada tutto questo, senza che vi sia un apparente motivo.

Che cosa sta accadendo? Anna ha appena avuto un attacco di panico.

Il Disturbo di Panico è uno dei disturbi d’ansia più diffusi. Ognuno di noi nella propria vita ha sperimentato sensazioni di ansia o di paura, ma generalmente, in situazioni non esageratamente stressanti, questi due stati emotivi si mantengono ad un livello facilmente gestibile che non rappresenta certo un disturbo clinico.

Il disturbo è diagnosticato quando gli episodi sono ricorrenti e quando l’individuo, per almeno un mese, presenta preoccupazione circa l’eventualità che possa accadere ancora, seguita inoltre da una significativa alterazione comportamentale.

Il disturbo da panico può essere caratterizzato anche da agorafobia, letteralmente “paura della piazza”. Anna, ad esempio, dopo il primo attacco di panico riferisce di aver interrotto i suoi venerdì a teatro, rinunciando a qualcosa che le piaceva.

Perchè lo ha fatto? Anna ha iniziato ad avere paura della paura. Paura quindi di sperimentare un altro attacco di panico e di non essere in grado di controllare la situazione. Questa paura è data dall’ansia anticipatoria che comporta l’evitamento di tutte quelle situazioni che vengono percepite come critiche. Accade che la preoccupazione di avere un nuovo attacco di panico dia all’ansia un carattere persistente ed eccessivo, portando Anna a percepire in modo catastrofico il proprio futuro, come se stesse per accadere qualcosa di tragico da un momento all’altro.

In questo caso quindi, paura e ansia non sono più ad un livello facilmente gestibile, ma al contrario interferiscono decisamente con la capacità di condurre una vita quotidiana produttiva e soddisfacente. La preoccupazione circa l’eventualità di un nuovo attacco di panico, la paura di non sapere come, quando e perché accadrà, l’imbarazzo di trovarsi in situazioni in cui potrebbe essere difficile venirne fuori o chiedere aiuto, comportano un’alterazione della routine quotidiana che può danneggiare la sfera lavorativa o scolastica, le relazioni sociali e, sul lungo termine, anche il tono dell’umore.

La sofferenza legata al disturbo da panico può comportare infatti, nei casi più gravi, un ritiro totale della persona e un conseguente annullamento di tutte le attività sociali. Talvolta queste vengono inficiate in maniera meno importante perché la persona chiede di essere accompagnata e seguita nelle varie attività, arrivando in questo caso però ad intaccare una o più relazioni interpersonali caratterizzate a questo punto dalla sola dipendenza.

panicoNonostante questi siano gli aspetti salienti del disturbo da panico, nonché gli atteggiamenti maggiormente adottati, le cause, le possibilità, gli eventi in cui si verificano e i sintomi associati possono essere molteplici perché dipendono da svariati fattori: dalla personalità, da una minima componente genetica, dal temperamento e soprattutto dal modo in cui interpretiamo la realtà, dai significati che le diamo e del valore che essi hanno per noi.

Nello specifico quindi, cosa è successo ad Anna e perchè ha deciso di intraprendere un percorso psicoterapico?

Un paio di venerdì precedenti l’attacco di panico, il suo compagno l’aveva informata della sua imminente promozione e di come questa avrebbe comportato dei piccoli spostamenti e aggiornamenti annuali fuori città. Si trattava quindi di qualcosa di nuovo nella loro relazione.

Perché per Anna questa novità ha rappresentato un evento negativo mentre per altri invece avvrebbe potuto non suscitare alcun tipo di emozione?

La risposta è nella soggettività unica e irripetibile di ogni singolo individuo. Ogni sistema di riferimento, ogni sintassi del pensiero dà origine a dei significati diversi per ognuno di noi, attraverso cui ordiniamo e comprendiamo il mondo.

Anna ha provato un’emozione che però non poteva esprimere. Ha avuto paura di perdere il compagno, che si allontanasse, che questi viaggi frequenti avrebbero distrutto il loro rapporto. Anna ha avuto in quel momento la percezione di se stessa come di una donna debole e dipendente.

Perché non ha potuto esprimere questa emozione seppur umana e comprensibile? Perchè fino a quel momento l’immagine che Anna aveva di sè era stata quella di una donna forte e indipendente: il riconoscimento di quella determinata emozione la obbligava ad un cambio di prospettiva, a mettere in dubbio le proprie certezze.

panicPerché quella sera Anna ha avuto un attacco di panico? La risposta è che viviamo di emozioni, non possiamo bloccarle fino ad eliminarle completamente. La paura per esempio ci avverte di un pericolo e ci prepara a reagire. Tutte le emozioni sono in grado di fornici informazioni circa i nostri bisogni.

L’attacco di panico di Anna è stato un modo di affrontare un’emozione scomoda slegandola dal contesto, dall’immagine di sé come donna non più forte ma dipendente e bisognosa.

In terapia Anna sta imparando a prendere maggiormente contatto con le proprie emozioni. I sintomi da panico si stanno man mano dissolvendo. La sua richiesta è stata quella di tornare ad essere indipendente, di poter far le cose in maniera autonoma, di poter uscire di casa e andare a teatro senza la paura e la vergogna di un nuovo attacco di panico.

Inoltre la terapia la sta aiutando a capire che, in quanto essere umano, in quanto persona, in quanto soggetto determinato da emozioni e da pensieri, può essere contemporaneamente una donna forte e una donna debole, una donna indipendente e una donna che a volte può aver bisogno di aiuto.

Ma soprattutto la terapia le ha fatto scoprire che questo aiuto può chiederlo liberamente, senza vergogna, e senza che questo leda minimamente la sua autostima.

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