Il gioco nella diade madre-bambino

Dr.ssa Di tullioSviluppo ed importanza del gioco nella diade madre-bambino
A cura della Dott.ssa Francesca Di Tullio

Il gioco è un mezzo importantissimo per conoscere il mondo, comunicare le proprie emozioni ed i propri bisogni.

Per molti autori a partire da Freud il gioco è uno dei mezzi cardine per l’interazione con l’adulto. È un potente fattore di sviluppo che permette al bambino di sperimentare, consolidare norme, competenze sia affettive sia socio-cognitive.

Attraverso il gioco il bambino inizia a comprendere come funzionano le cose, cosa si può e non si può fare con determinati oggetti. Attraverso le indicazioni dei genitori il bambino può interiorizzare le leggi e le regole alla base del comportamento, imparando a rispettarle quando gioca da solo, sia quando il gioco diventa sociale e i bambini si trovano a giocare insieme.

Il gioco favorisce lo sviluppo affettivo, sociale e cognitivo, passando attraverso varie fasi:

  • gioco solitario: tipico dei bambini più piccoli che non si pongono ancora in reciprocità con gli altri;
  • gioco parallelo: tra il secondo ed il terzo anno di vita quando i bambini iniziano ad interagire tra di loro;
  • gioco sociale: intorno ai 4-5 anni età della fase scolastica.

Il gioco prende l’avvio all’interno degli scambi interattivi con la madre acquisendo così la nozione di intenzionalità e reciprocità.

Nelle prime fasi di sviluppo il bambino è particolarmente interessato a conoscere gli oggetti, trovando nella madre una guida. A partire dal secondo anno di vita, nel bambino va sviluppandosi l’identità di genere, il gioco si va via via più raffinando e s’iniziano a notare le differenze tra maschi e femmine. I bambini di oltre sei anni sono soliti giocare  con giochi regolamentari. Il gioco riveste un ruolo importante nell’apprendimento, in quanto la scuola si configura come luogo di stimolazione dell’atteggiamento ludico e della drammatizzazioni  meno vincolanti.

Tra gli autori più importanti, va ricordata Melanie Klein. Nello sviluppo del bambino la Klein scopre dei processi obbligati e normali nei quali ritrova rassomiglianze con la schizofrenia, la paranoia e la depressione. Per la Klein il gioco è un mezzo per esplorare l’angoscia, una forma di difesa che attraverso l’espulsione e la proiezione di contenuti angoscianti ha la funzione di arrecare sollievo da stati persecutori esterni. Il  gioco simbolico può, dunque, liberare il bambino dall’ansia e dall’angoscia che si producono dall’allontanamento e dalla scomparsa della madre.

Secondo Freud, attraverso il gioco, il bambino può ripetere le esperienze dolorose ed elaborarle, attivando la capacità di fruire di questa riparazione immaginaria che gli permette di superare la difficoltà. La ripetizione ludica mette in moto inconsciamente nel bambino la possibilità di superare una qualsiasi situazione frustrante ed angosciosa. Il gioco è quindi uno strumento di controllo di tutte le situazioni che compensano ansie e angosce.

Secondo la psicoanalisi infantile, ai bambini che non sanno giocare è successo qualcosa durante il loro processo di sviluppo e durante l’analisi le loro capacità di giocare aumentano di pari passo con la guarigione.

Bibliografia

  • Bertamini D., Iacchia E., Rinaldi S., Rezzonico G., Gioco socialità ed attaccamento nell’esperienza infantile, Milano, Franco Angeli
  • Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale ed altri scritti 1900-1905, Torino, Bollati Boringhieri, 1989
  • M. Klein, 1955, La tecnica psicoanalitica del gioco: sua storia e suo significato, in Nuove vie delle psicoanalisi, Il Saggiatore, Milano, 1971
  • D. Vallino-M.Macciò, Essere neonati, questioni psicoanalitiche, Roma, Borla, 2004

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