La psicologia dello sport

La psicologia dello sport
A cura del Dott. Paolo Tirinnanzi

La psicologia dello sport è la disciplina che studia gli aspetti psicologici, sociali, pedagogici e psicofisiologici dello sport.
Per definizione e necessità essa trae ispirazione e contenuto da molteplici discipline che vanno dalla medicina alle scienze motorie, ma ha trovato negli anni un suo preciso e definito percorso di ricerca e di intervento.

Inizialmente la psicologia dello sport cercò di stabilire delle relazioni significative fra personalità e sport, utilizzando soprattutto strumenti diagnostici provenienti dalla psicologia clinica, ma successivamente si è specializzata nell’ambito della preparazione mentale e sulle abilità che possono essere incrementate nello sportivo, vale a dire l’attenzione, la concentrazione, la motivazione, la gestione dello stress e dell’ansia ed altro. Numerosi studi dimostrano che l’attività fisica migliora il benessere psicologico, il nostro modo di gestire lo stress e le funzionalità mentali (come la capacità di prendere decisioni e quella di pianificare e la memoria a breve termine), riduce l’ansia e promuove una sana regolazione del sonno. L’evidenza dei test clinici dimostra che l’esercizio può essere utile per curare la depressione. Nelle persone più anziane, l’attività fisica può contribuire a ridurre il rischio di demenza e dell’insorgere del morbo di Alzheimer.

Se lo sport migliora lo stato psicologico dell’individuo, allo stesso modo la psicologia, intesa come scienza, se applicata in maniera sistematica e definita, può contribuire a migliorare l’approccio allo sport da parte del giocatore, dell’appassionato, del tecnico nonché sviluppare una mentalità vincente e sicura da parte dell’atleta.

La psicologia dello sport è una disciplina giovane che si pone come punto di incontro tra ricerca scientifica ed applicazione nel settore; il suo bacino di utenza è costituito principalmente da allenatori, dirigenti, atleti, arbitri, medici dello sport, tecnici, e da tutti coloro che operano ad ogni livello nel campo dello sport.
La Psicologia dello Sport è una branca relativamente giovane della psicologia: possiamo far risalire le sue origini all’incirca al 1920 in Europa, quando Carl Diem istituì il primo laboratorio di Psicologia dello Sport a Berlino; tale iniziativa fu seguita, a cinque anni di distanza, da A.Z. Puni che ne istituì uno a Leningrado.

Il primo corso di Psicologia dello Sport è tuttavia da attribuire all’americano Colman Griffith che, nel 1918, si era dedicato allo studio dei fattori psicologici influenzanti le performance sportive. Griffith istituì il primo laboratorio di Psicologia dello Sport del Nord America nel 1925 e la disciplina si espanse oltre i confini europei; tuttavia il laboratorio di Griffth chiuse nel 1932 a seguito della Grande Depressione. Griffith era interessato all’influenza sulla prestazione sportiva di variabili come tempi di reazione, prontezza/consapevolezza mentale, tensione e rilassamento muscolare, personalità.

La psicologia dello sport, nata come corrente di pensiero in cui sono confluite diverse discipline (come la psicologia del lavoro e delle organizzazioni, la psichiatria, la medicina, la sociologia, la pedagogia e l’educazione fisica), si pone come obiettivo la comprensione a 360° dell’uomo e del suo essere atleta, analizzando i processi e le conseguenze mentali dell’attività fisica e sportiva nei diversi contesti competitivo, educativo, ricreativo, preventivo, riabilitativo, della disabilità, ecc..

Nell’America del Nord non ci sono state ricerche in Psicologia dello Sport dalla chiusura del laboratorio di Griffith fino al 1960. Negli anni ‘60 infatti cominciarono a formarsi alcune accademie di sport ed educazione fisica che cominciarono ad offrire corsi in Psicologia dello Sport dando un nuovo impulso a questa disciplina.

Nel 1965 si costituì la International Society of Sport Psychology (ISSP) costituita da scienziati Europei; il primo Congresso Mondiale dell’ISSP si ebbe nel 1965 a Roma e fu curato dal professor Ferruccio Antonelli, fondatore e attuale presidente onorario della SIPsiS, Società Italiana di Psicologia dello Sport.

Nel 1966 un gruppo di scienziati americani si incontrò a Chicago costituendo una Società di Psicologia dello Sport che è divenuta nota col nome di North American Society of Sport Psychology and Physical Activity (NASPSPA). Nel 1970 si istituì il primo giornale dedicato,“The International Journal of Sport Psychology”, seguito, nel 1979 dal “Journal of Sport Psychology”.
L’aumento dell’interesse sulla psicologia al di fuori dei contesti didattici ha condotto alla costituzione dell’Advancement of Apllied Sport Psychology (AAASP) nel 1985. La Psicologia dello Sport diventa applicata e non più teorica.

Negli ultimi anni l’importanza di questa disciplina ha acquistato sempre maggiore dignità e importanza, anche perché, nello specifico, essa analizza i processi mentali e gli effetti della pratica sportiva direttamente sulla persona, e il suo fine è il conseguimento del benessere e della salute per favorire l’incremento della prestazione sportiva o la serenità nell’affrontarla. L’obiettivo di massimizzare il potenziale umano nel campo della prestazione sportiva, per aumentarla e sostenerla, ha oggi una forte e positiva implicazione per la società in generale, e sta diventando una legittima attività della comunità psicologica. La psicologia sportiva si è sviluppata nel momento in cui ci si è resi conto che l’allenamento mentale, inteso come parte integrante della preparazione atletica, poteva rivestire importanza determinante ai fini della buona riuscita della prestazione sportiva, come dimostrato da numerose ricerche in laboratorio e sul campo.

Lo psicologo non è un tecnico, quindi non eroga servizi concernenti consigli o strategie tecniche e tattiche, ma riveste un ruolo ben definito: quello di esperto di tematiche psicologiche e psico-pedagogiche nei confronti di tutti i membri della Società sportiva.
Lo psicologo dello sport si occupa in particolare di: allenare e potenziare le abilità mentali degli atleti, fra cui annoveriamo in particolare l’abilità di rilassarsi, di visualizzare, di porsi degli obiettivi, di mantenere la propria motivazione, di gestire l’ansia da prestazione.
Le principali competenze dello psicologo sportivo sono:

  • il goal setting (formazione corretta degli obiettivi di prestazione e di risultato);
  • allenare a gestire le emozioni;
  • allenare alla visualizzazione del percorso e dei gesti motori dell’atleta;
  • favorire lo Stato di Flow e la Peak Performance;
  • migliorare l’autostima dell’atleta;
  • proporre strategie per la gestione dell’attivazione psicofisica dell’atleta;
  • studiare e potenziare gli stili attentivi dell’atleta;
  • lavorare sul self talk (dialogo interno) positivo e negativo;
  • diagnosticare disturbi alimentari (DCA) sport-specifici;
  • diagnosticare psicopatologie sport-specifiche come la nikefobia, l’ansia da prestazione o la sindrome del campione;
  • analizzare il gesto motorio con videoregistrazioni;
  • informare ed intervenire sull’abuso di sostanze dopanti e stupefacenti;
  • informare ed intervenire sull’uso improprio di farmaci antidolorifici negli atleti infortunati;
  • offrire consulenza sul dolore, depressione, perdita e suicidio negli atleti;
  • offrire consulenza sull’overtraining e sul burn out negli sportivi;
  • offrire consulenza sulla gestione della grinta e dell’aggressività in relazione allo sport;
  • intervenire sull’infortunio sportivo e sul processo riabilitativo;
  • seguire i passaggi di categoria e i cambiamenti nella vita dello sportivo;
  • favorire il team spirit;
  • favorire la gestione della coesione di squadra;
  • analizzare e sviluppare la leadership di atleti ed allenatori;
  • sviluppare le competenze relazionali dell’allenatore;
  • sviluppare la sportività (fair play) negli atleti;
  • offrire consulenze di parent training ai genitori.

La psicologia dello sport, a livello applicativo, ha tra  i propri obiettivi quello di proporre un approccio mentale allo sport modellato sull’individualità di ogni praticante, che diventa possibile solo attraverso la conoscenza (assessment), che si basa su colloqui e sulla somministrazione dei test psicologici scientificamente validi, propri della psicologia.

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