Genitori omosessuali

Genitori omosessuali
A cura della Dott.ssa Daniela Tessieri

“Cara figlia,
vorrei raccontarti chi sono gli omosessuali, sottolineando che non sono dei Dolce & Gabbana, armanizzati e discotecari, ma persone tremendamente normali. Mi piacerebbe raccontarti chi sono io” .

Daniele Scalise

L’omosessualità nei secoli è sempre stata associata al concetto di sterilità e gli stessi omosessuali per lungo tempo hanno nutrito perplessità e un senso di inadeguatezza nei confronti del concetto di famiglia.

In Italia la genitorialità delle persone omosessuali attualmente riguarda soprattutto bambini concepiti da “unioni” eterosessuali, ma essendo grande il desiderio soprattutto nei  giovani, si prevede un maggiore sviluppo di tale fenomeno.

Le persone con figli preferiscono collocarsi nell’area della bisessualità e dell’assenza di definizioni molto più della controparte senza figli.

L’auto-definizione come omosessuale è meno frequente soprattutto tra i padri, i quali preferiscono non attribuirsi un’etichetta specifica, al massimo, optano per l’autodefinizione  di bisessuale.

“I papà gay” rimangono più spesso legati a vincoli matrimoniali eterosessuali e ciò, da maggior fondamento all’ipotesi di una loro minore presenza rispetto alle “madri lesbiche”; sono meno presenti sia nella percezione collettiva della società che nella consapevolezza della comunità omosessuale.

La motivazione di ciò non sta tanto nella minor diffusione quantitativa del fenomeno, ma nella minor visibilità dei protagonisti maschi rispetto alle femmine.

Basti riflettere sulla partecipazione a eventi o feste mondane della comunità omosessuale, dove la genitorialità si riduce notevolmente.

Il diritto alla maternità è stato oggetto di una delle più accese e controverse battaglie del Lesbismo.

In Italia la maternità lesbica solleva ancora istanze di chiusura e opposizione. I limiti maggiori sorgono prevalentemente sul piano giuridico, e l’accesso all’inseminazione artificiale da parte di donne lesbiche è infatti esplicitamente proibito.

La procreazione medicalmente assistita, nata inizialmente come strumento per far fronte a patologie che impediscono alla coppia di procreare in modo spontaneo, costituisce un ambito cruciale del confronto/scontro sociale, poiché mette in discussione molti tra i valori costitutivi e fondanti la nostra società.

Ci sono anche moltissime donne lesbiche che scelgono di avere una relazione eterosessuale, allo scopo di essere fecondate, per poi crescere la creatura con la propria compagna, nonostante le difficoltà e la disapprovazione sociale di cui l’intero nucleo famigliare viene investito. Spesso poi, la famiglia di origine è la prima a non approvare questo tipo di legame e di conseguenza le scelte che ne seguono, motivo per cui la coppia si trova da sola ad affrontare tutte le difficoltà del caso. Soprattutto le madri di donne lesbiche non accettano l’orientamento sessuale delle figlie e proiettano la delusione sulle figlie

I genitori omosessuali e i bambini da loro allevati spesso patiscono il diffuso pregiudizio riguardo al loro orientamento sessuale che caratterizza anche le persone più acculturate come ad esempio i giudici, con conseguenti risultati negativi come la perdita della custodia, l’impossibilità di adozione o procreazione assistita, ecc

I risultati di tutte le ricerche esistenti sono abbastanza uniformi nel loro principale risultato: gli stereotipi socio-culturali, non sono sostenuti dai dati.

La credenza che gli omosessuali adulti non siano genitori idonei tanto quanto gli eterosessuali non ha fondamento empirico.

Le donne lesbiche non differiscono da quelle eterosessuali nei metodi di allevamento del bambino, cosi come i padri gay, ma senza dubbio le difficoltà che devono affrontare vivendo in una società omofoba ed etero sessista sono grandi e non trascurabili.

Nonostante ciò  alle madri lesbiche viene rimproverato di trascurare i figli,  di rifiutare gli uomini, di negare ai figli maschi l’accesso ai modelli positivi del ruolo maschile.

Spesso i giudici hanno valutato la possibilità che i bambini allevati da madri lesbiche potessero subire una stigmatizzazione da parte dei pari, ma nonostante ciò, molte ricerche hanno confermato che le preoccupazioni circa le difficoltà nello sviluppo personale dei bambini allevati da coppie omosessuali sono ingiustificate.

Non esistono prove empiriche che confermino che i bambini allevati da coppie omosessuali svilupperanno deficit nello sviluppo per questo motivo e soprattutto, che il loro orientamento sessuale sarà per questo influenzato. La maggior parte dei genitori omosessuali ha avuto una famiglia eterosessuale, quindi non è corretto collegare l’eventuale omosessualità del bambino con l’orientamento sessuale dell’adulto che lo ha cresciuto. I bambini possono trovare più facile metabolizzare l’omosessualità genitoriale se essa viene loro dichiarata durante l’infanzia piuttosto che durante l’adolescenza. Ciò che invece può premere negativamente sullo sviluppo personale del bambino sono le forme di etero sessismo ed omofobia delle quali possono esser vittime i loro stessi genitori.

Bibliografia:

  • Guida, F., Guerra, C. (2007), Paternità e maternità nelle coppie omosessuali: quando i genitori sono dello stesso sesso. Rivista di sessuologia, Vol.31-n.1
  • Guida, F., Guerra, C. (2007), Le coppie omosessuali e le leggi europee: la situazione in alcuni paesi della comunità europea, Rivista di Sessuologia, Vol. 31 – n.1.
  • Lelleri, R., Prati, G. Pietrantoni, L. (2008), Omogenitorialità: i risultati di una ricerca italiana, Rivista Difesa sociale 4/08.

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2 Responses

  1. Ingrid S. Cardenas ha detto:

    Tutti i gay che conosco hanno genitori etero, perciò mi pare lapalissiano che l’orientamento sessuale dei genitori non determini in alcun modo quello dei figli! Se questo ragionamento non bastasse, ricordo che vent’anni di studi condotti su bambini allevati da coppie gay o lesbiche hanno dimostrato che questi non sono statisticamente più omosessuali di quelli allevati da un uomo e una donna.

  2. Enrico Gatti ha detto:

    Nell’articolo si afferma che la tesi della non esistenza di difficoltà psicologiche nei bambini allevati da omosessuali è suffragata da dati abbastanza uniformi di tutte le ricerche esistenti.
    Il sottacere l’esistenza di importanti studi empirici che non avvallano affatto, anzi contrastano tale tesi mi pare una strategia assai poco scientifica per propinare una tesi a parer mio più ideologica che altro.
    Importanti studi sostengono chiaramente il contrario.
    Si veda, per esempio
    Potter, D. (2012), Same-Sex Parent Families and Children’s Academic Achievement, Journal of Marriage and Family, 74

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